Yamaha XJ6: Low cost, non low fun

Una naked equilibrata e leggera

Milano 02/11/2009 - A vederla è impossibile indovinarne il prezzo. Troppo bella e ricercata per costare poco più di 6.000 Euro. Questa Yamaha XJ6 sorprende per cura costruttiva e doti dinamiche. Già lì sul cavalletto dice la sua grazie alle forme ben disegnate e ad una mole di una certa importanza. Il design è curato e ha, di fatto, superato quello della sorella FZ6. Il pubblico, infatti, ha dimostrato di apprezzare molto di più la nuova arrivata abbandonando un po’ gli acquisti della FZ6. Le linee della XJ6 sono tese e le proporzioni tra anteriore e posteriore equilibrate. Alcuni particolari, come i convogliatori a boomerang e il codino filante, puntano a snellire la vista laterale mentre il motore in bella vista e il serbatoio pronunciato fanno alzare il livello testosteronico di questa naked. 

Il telaio forse impoverisce un po’ l’estetica, ma i dettagli capaci di catturare lo sguardo non mancano. Dietro al faro appuntito si trova la strumentazione con un contagiri analogico e un display digitale con le altre informazioni. Altro fiore all’occhiello del design della XJ6 è lo scarico che da sotto il motore spunta sul lato destro con un terminale a canna mozza come vuole l’ultima moda. Questa Yamaha è capace di ospitare piloti di tutte le taglie. La sella è alta solo 785 mm da terra e questo permette anche ai più bassi di poggiare saldamente i piedi a terra; le pedane invece non costringono le gambe a stare molto piegate e questo piacerà, invece, agli spilungoni.

Tecnicamente la derivazione dalla FZ6 c’è ed è evidente, ma non fa sentire troppo il suo peso: il quattro cilindri montato dalla XJ6 è lo stesso della FZ6 con però diversi accorgimenti. L’XJ6 lascia perdere la potenza massima e si concentra sulla coppia ai medi e sull’erogazione. Per la nuova naked di Iwata il 4 cilindri da 598 cc è stato depotenziato a 78 CV, ma offre una gestione della coppia (59,7 Nm a 8.500 giri) meno appuntita e più adatta ai neofiti. Grazie anche alla leggerezza della moto (205 kg in ordine di marcia), il motore si dimostra pieno sotto e cattivo in alto quanto basta. Il gioco al risparmio per contenere i prezzi e non creare un clone della FZ6 è stato puntato sulla ciclistica. Telaio e forcellone sono in acciaio e non più in alluminio, la forcella è tradizionale e non regolabile e le pinze freno hanno solo due pistoncini.

Alcuni accorgimenti, come la posizione del manubrio regolabile, non fanno però sembrare la moto povera e consentono di trovare la giusta posizione in sella a chiunque. Le misure della XJ6 rivelano una moto non estrema e non alla ricerca della minutezza come la concorrenza. Con un interasse di 1.440 mm, un’inclinazione del cannotto di sterzo di 26° e un’avancorsa di 103,5 mm si può ben immaginare il connubio tra maneggevolezza e stabilità che cerca di offrire l’XJ6. In effetti basta salirci per trovare una moto non piccola e ben accogliente. Con poche manovre si può regolare la posizione del manubrio e trovare la triangolazione perfetta tra sella, pedane e manubrio, per una maggiore confidenza di guida. In città si sente a proprio agio grazie ad un raggio di sterzo contenuto e ad una maneggevolezza quasi scooteristica. Le sospensioni non assorbono molto le asperità di pavé e tombini, ma la sicurezza di guida non ne risente. In città comunque a fare la differenza è soprattutto le regolarità del motori ai bassi regimi. Tutti i neofiti saranno grati agli ingegneri giapponesi.

La prova del nove per una naked però non è certo la città quanto invece i tragitti autostradali e la XJ6 supera con un buon voto la prova. Le vibrazioni sono molto contenute e, se si rispettano i limiti imposti dal Codice della Strada, non raggiungono mai livelli fastidiosi. Per non subire la pressione dell’aria su collo e braccia occorre però accucciarsi dietro la strumentazione. Questo influisce soprattutto nei curvoni veloci dove il corpo del pilota rischia di fare effetto vela scomponendo l’assetto della moto. Usciti dalle strade a scorrimento veloce e imboccate quelle appenniniche più anguste ma certo più divertenti, l’XJ6 torna a dire la sua. Il motore diverte soprattutto se spremuto a dovere. Non occorre superare gli 11.000 giri per trovare della sostanza e il gioco con le marce può essere discretamente ridotto.

In fase di ingresso curva questa naked entra svelta e, se non avete scomposto la ciclistica in frenata, prendere la corda è un gioco da ragazzi. Nelle staccate più violente però qualche problema emerge. I freni non si affaticano presto e la forcella non sostiene come si vorrebbe. Ma l’XJ6 non è fatta per essere maltrattata. Guidatela con gentilezza e vi porterà in cima al passo senza fatica e con il sorriso sulle labbra.