I PIU'CERCATI
Cani pericolosi?Colpa dell'ambiente
I padroni influenzano i comportamenti
"In base alla genetica non esistono cani pericolosi, tutto dipende dai loro padroni". Lo afferma con sicurezza Maurizio Pasinato, medico veterinario, direttore della Sisca, Società italiana di scienze comportamentali che studia appunto gli atteggiamenti dei quattrozampe. "Ci sono cani stressati, ansiosi, frustati, obesi, aggressivi: i loro comportamenti derivano dall'educazione impartita dai loro proprietari e dall'ambiente in cui vivono".
“I proprietari di animali credono di avere a che fare con un oggetto e non con un essere vivente. Così comprano i cani in base alle mode del momento senza preoccuparsi delle caratteristiche fisiche e psichiche correlate all'etogramma della bestiola prescelta, ossia al suo programma biologico-comportamentale in relazione all'ambiente” spiega al Tgcom Pasinato.
Dal suo ambulatorio transitano ogni anno centinaia di cani e gatti. “Alcuni cani hanno una reattività più spinta e tendono a reagire agli stimoli esterni in modo non appropriato. Se finiscono in mano a questi pseudo-addestratori, che definisco cagnari, il loro comportamento può essere spinto all’aggressività – dice il veterinario - Ma la cosa più assurda è stilare una lista nera con le razze pericolose: chi l’ha fatta non ha interpellato persone competenti che conoscono bene la materia”.
Possono allora gli stimoli esterni, ad esempio il traffico da città i rumori, il caos, a stressare il cane fino a renderlo aggressivo? “Un cane stressato, in genere, è apatico, non partecipa al contesto sociale, ha dei comportamenti aberranti (come quello di leccarsi una zampa fino a procurarsi delle piaghe) – aggiunge l’esperto di disturbi comportamentali – Ma l’ambiente circostante è molto importante per il benessere di un animale. Lo spazio deve essere adeguato alla taglia. Ed è altrettanto assurdo affidare un agile levriero a un nonnetto di 80 anni piuttosto che un pigro bassetthound a uno sportivo”.
“Noi italiani non siamo un popolo di animalisti: acquistiamo i cani senza preparazione e in base alle mode. Poi tendiamo a bombardare gli animali domestici con messaggi incoerenti rispetto a quelli del loro mondo: avete mai visto in giro cani con il cappottino di lana o con il collare luccicante? – dice Pasinato – Molte persone attribuiscono agli animali desideri che non sono propri dei cani, li vogliono personalizzare. Trattano il quattrozampe come un nostro simile e accettano che, ad esempio, dorma sul letto o mangi solo bocconcini succulenti. Tutto questo significa assegnargli il controllo delle iniziative e quindi il ruolo di capobranco, che invece deve essere proprio del padrone”.
Ma vediamo quali sono gli atteggiamenti che il cane può tradurre in aggressività. “Fondamentale è l’educazione nei primi mesi di vita dell’animale. Giocare con il cane a tiramolla con una corda è sbagliato perché stimola la sua competitività e aggressività. Così pure è sbagliato sgridare il cane in un momento successivo all’atto che si vuol punire: se sgrido il cane per aver fatto i bisogni in un posto in cui non doveva ore e ore dopo il gesto, l’animale non capirà il senso della punizione. Se si vuole educarlo, bisogna sgridarlo nel momento in cui compie l’azione – spiega il veterinario – E ancora, supponiamo che il nostro cucciolo stia mordendo un osso e quando noi ci avviciniamo ringhi. Se noi ci allontaniamo sbagliamo ad educarlo: noi ci dobbiamo avvicinare e fargli capire che siamo il capobranco. Se si instaura un rapporto corretto con l’animale, il nostro quattrozampe ci darà solo soddisfazioni”.
Barbara Songia
