I PIU'CERCATI
Il Papa media tra Bush Jr e Saddam
Ma la Guerra del Golfo II non si ferma
"Se il conflitto in Iraq non si trasformerà in uno scontro permanente tra civiltà, lo si dovrà anche alle parole e all'impegno pastorale speso da Giovanni Paolo II". E' stato il commento rilasciato dal leader dei Ds, Massimo D'Alema, pochi giorni prima dello scoppio della seconda Guerra del Golfo. Un altro conflitto (fortunatamente lampo) che ha avuto il Papa in prima linea per cercare di evitarlo. La minaccia di uno scontro tra civiltà era arrivato proprio dall'ex raìs di Baghdad, Saddam Hussein, il quale nel suo ultimo appello al Pontefice scriveva: "Gli Stati Uniti vogliono attaccare l'Iraq perché il nostro è un Paese musulmano".
Anche in questo caso il mondo occidentale era in buona parte schierato contro Saddam. La paura delle sue presunte armi di sterminio aveva creato un clima di tensione ingestibile. Il Papa aveva seguito in prima persona, nonostante il suo non buono stato di salute, l'intera evoluzione del conflitto.
"Vi esorto a continuare nella preghiera - disse in una delle sue numerose udienze generali dedicate alla situazione mediorientale - affinché il signore illumini i responsabili delle Nazioni, dischiuda e sostenga gli spiragli di buona volontà e conduca l'umanità, già afflitta da tanti mali, verso la convivenza libera dalla guerra e dalla sopraffazione della violenza".
E anche in questo caso, i colloqui con il vice-premier Tarek Aziz furono numerosi. Qualcuno arrivò anche a ipotizzare che il Vaticano avesse proposto una via d'uscita "politica" a Saddam pur di evitare lo scontro armato. Offerta, vista l'evoluzione della storia, che evidentemente non è stata accettata.
