I PIU'CERCATI
Provate a andare in banca col burqa
Considerazioni dopo vicenda di Drezzo
Michele Brambilla (direttore della Provincia di Como) su Libero del 28 settembre
Caro direttore, ho letto su Libero la brillantissima fantacronaca di Alessandro Gnocchi, che descrive un'Italia governata dalla Repubblica Islamica. Mi complimento con l'autore. Ma ho paura che abbia messo due righe di troppo: quelle in cui scrive che, per conquistare il potere, i fondamentalisti si serviranno «anche» di un'atomica sporca. Temo che non ve ne sarà bisogno. Temo che saremo noi ad arrenderci prima ancora che il "nemico? ci attacchi.
E' un timore che mi viene confermato dal mondo in cui il sempre più folto mondo del politically correct sta reagendo a una vicenda che ha per teatro un piccolo paese della provincia di Como, Drezzo, ma che ormai è diventata un caso nazionale, e perfino internazionale, vi sto che se ne sono occupati anche il Times e Al Jazeera. La riassumo in poche battute: a Drezzo vive una donna, Sabrina Varroni, 34 anni, che da quando si è sposata con un marocchino si è convertita all'Islam. e circola con il burqa, che la copre integralmente. Il sindaco di Drezzo, Cristian Tolettini, l'ha fatta multare dal vigile perché in Italia ben due leggi - una del 1931 e una del 1975 - vietano a tutti di circolare completamente travisati. È una elementare norma di sicurezza. Forse qualcuno potrà non condividerla: ma, ripeto, la legge è quella, e la legge dovrebbe essere uguale per tuttì. Eppure, che cosa è successo? Siccome il sindaco Tolettini è leghista, tutti i politici e gli intellettuali perbene hanno detto che è la solita sparata di «quelli là». E naturalmente ci si è stracciati le vesti perché il sindaco in questione ha motivato le sue multe facendo riferimento alla legge del 1931, cioè a «una legge fascista»: peccato che quella legge del 1931 è stata invocata dal sindaco proprio perché prevede solo un'ammenda, mentre la legge democratica e repubblicana del 1975, che pure avrebbe potuto essere applicata, prevede addirittura l'arresto.
Eppure, il prefetto di Como ha annullato le multe. II senatore del Pdci Gianfranco Pagliarulo ha detto che «le multe alla signora Varroni sono una persecuzione ignobile che aumenta le distanze fra culture diverse». La deputata dei Verdi Luana Zanella ha fatto riferimento all'immancabile «scontro di civiltà». Ieri s'è fatto vivo - se ne sentiva la mancanza - anche Giorgio Armani, che commetando la lettera di protesta inviata dalla signora Varroni al presidente Ciampi ha detto di condividerne il contenuto: «È una questione di rispetto per le convinzioni, le culture e le idee altrui».
La vicenda di Drezzo è stata anche il tema della puntata di ieri mattina di una delle più belle trasmissioni radiofoniche di attualità, "Nove in punto", su Radio 24. E anche lì abbiamo sentito parlare di «legge fascista», di «necessità di avere un atteggiamento dialogico», di «tolleranza» e così via. Anche il conduttore, Giuseppe Cruciani - e spiace dirlo perché personalmente lo ritengo un fuoriclasse, e di solito è molto obiettivo - questa volta non è sembrato super partes. A un certo punto è intervenuta una docente di storia dell'Islam, la quale ha garantito che il Corano non prevede affatto il burqa. Ma Cruciani l'ha incalzata: «Ma questo non vuol dire che sia giusto multare chi va in giro con il burqa». «Certo che no», ha risposto la professoressa, divenuta all'improvviso allineata.
Ora, a tutti costoro mi permetto di dire: provate, per un attimo, a dimenticare che il sindaco di Drezzo fa parte della Lega, del partito che non vuole i bingo-bongo eccetera. E provate a rispondere serenamente a queste domande:
1) Noi cittadini italiani non islamici, e quindi non soggetti al razzismo leghista, possiamo passeggiare per il centro città con in testa un casco integrale, o un passamontagna, o una calza da donna? Oppure se ci imbattiamo in qualche vigile o in una pattuglia di carabinieri ci fermano?
2) Se foste un impiegato di una banca, o di un qualsiasi ufficio pubblico, che cosa pensereste nel veder entrare una persona con il volto interamente mascherato?
3) Se voi foste un postino, consegnereste una raccomandata a una persona di cui non potete riconoscere l'identità?
4) Avete mai provato ad andare a prendere vostro figlio alle scuole elementari? Sapete che se non vi riconoscono non vi danno il bimbo? E se un malintenzionato si mettesse il burqa e andasse a prendere i figli della signora Varroni a scuola?
5) Nessuno dubita che la signora Varroni sia pacifica e inoffensiva. Ma se un rapinatore va a Drezzo coperto da un burqa, spacciandosi per lei?
Sono solo alcuni esempi per far capire che vietare il burqa non significa perseguitare nessuno, solo rispettare un'elementare norma di sicurezza. Norma che tutti devono rispettare. Qualche settimana fa sono stato fermato dalla polizia stradale per un controllo. Ho mostrato la patente, c'è la mia foto da diciottenne, oggi di anni ne ho 45, e il poliziotto mi ha detto che sono irriconoscibile e che devo rifare il documento. Ha ragione, gli ho risposto. Non ho gridato allo scontro di civiltà: ma questo è il punto su cui cascano i professionisti del "dialogo" e del politically correct. Per loro, chi proviene da un altro Paese con altre tradizioni non solo deve godere degli stessi diritti dei cittadini italiani (il che è giusto), ma deve poter imporre le proprie usanze anche quando sono contro la legge. Mi si obietterà che qui c'è in ballo la «libertà di espressione religiosa, che è garantita dall'articolo 19 della Costituzione», come ha tuonato ieri un professorone a Radio 24. Anche se va a scapito degli altri? Vi immaginate un Paese dove circolano centinaia di burqa? Chi distingue le donne inoffensive dai delinquenti (anche non islamici, s'intende)? E ancora: va bene la libertà di religione: ma fino a che punto? Ci sono seguaci dello yoga che a San Francisco circolano nudi. Potrei fare altrettanto io a Milano? E se mi convertissi all'antica religione atzeca, potrei compiere sacrifici umani? Nei giorni scorsi in un tribunale di Teheran una donna ha chiesto ai magistrati che il marito la possa picchiare una volta sola alla settimana, e non tutti i giorni. Arriveremo anche a questo, in nome del rispetto per le diverse identità religiose?
