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2/4/2005

Le radici cristiane fuori dalla Ue

L'ultimo grande dolore per il Papa

Papa Wojtyla è stato più volte definito uno dei "padri dell'Europa". Fin dal novembre 1982 dal santuario di Santiago di Compostela in Spagna gridò all'Europa: "Ritrova te stessa, riscopri le tue origini". Ma la Costituzione Ue votata nel 2004 ha scelto di escludere le radici cristiane dal suo testo su pressione di alcuni paesi, Francia in particolare, nonostante le pressioni diplomatiche del Vaticano.

Giovanni Paolo II ha predicato tenacemente la nascita di una realtà capace di "far respirare con due polmoni il Continente, dagli Urali all'Atlantico", sulla base del medesimo patrimonio religioso.

Nel novembre del 1982 dal santuario di Santiago di Compostela, in Spagna, pronunciava un discorso destinato a restare il manifesto del suo credo europeista. Il punto centrale del testo è un'esortazione che riletta oggi per certi versi suona come una profezia: "Europa ritrova te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza negli altri continenti".

La visione che Wojtyla ha accarezzato per tanto tempo era però destinata a rimanere un sogno. Lui che aveva dato la spallata finale al comunismo, aiutando a rompere la cortina di ferro, che aveva attraversato la Porta di Brandeburgo nel 1996 annunciando: "Questa è diventata la Porta della libertà", ha dovuto prendere atto dell'insuccesso: il vecchio continente cammin facendo aveva smarrito la propria memoria e la Costituzione votata nel 2004 dai governi europei trascurava le radici cristiane.

Il blocco dei paesi capeggiati dalla Francia, era infatto riuscito ad imporre la versione laica. Eppure, per circa un anno, il Papa si era reso protagonista di una campagna diplomatica senza precedenti. Da una parte intessendo accordi coi governi amici (Italia, Polonia, Portogallo) ; dall'altra con pubblici appelli nel tentativo di far salvi due punti. Primo: riconoscere la matrice comune dello sviluppo storico delle nazioni europee. Secondo: realizzare un allargamento basato su valori etici come la solidarietà, la difesa della vita umana, il rispetto della diversità, nel tentativo di frenare il prevalere di un'antropologia senza Dio. Ma per il Papa era ormai chiaro che l'Europa che si andava costruendo era erosa alla base dal relativismo etico, dall'utilitarismo e dal consumismo.

In uno degli ultimi discorsi ha detto: "penso ad un'Europa senza nazionalismi", dove "le conquiste della scienza, dell'economia e del benessere sociale non si orientano ad un consumismo privo di senso ma stanno al servizio di ogni uomo", "penso ad un'Europa la cui unità si fonda sulla vera libertà: libertà religiosa e libertà sociali sono maturate come frutti preziosi dell'humus del Cristianesimo"; "penso ad un'Europa unita grazie all'impegno dei giovani" e ad un'Europa "fattore attivo della pace nel mondo". E ancora. "L'Europa che ho in mente è un'unità politica, anzi spirituale, nella quale i politici cristiani di tutti i paesi agiscano nella coscienza delle ricchezze umane che la fede porta con sé". Infine, l'ultima frase, quella dalla quale traspariva il miraggio dissolto: "Questo è il sogno che porto nel cuore e che vorrei affidare alle generazioni future".