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I PIU'CERCATI

2/4/2005

Un Papa davvero giramondo

Il 104esimo e ultimo viaggio a Lourdes

I viaggi papali si sono fermati a quota 104 con il pellegrinaggio nel santuario di Lourdes. Si calcola che i chilometri percorsi in auto, aereo, treno, elicottero abbiano superato di tre volte la distanza tra la terra e la luna (quasi 30 volte il giro del mondo). E si calcola anche che Wojtyla sia stato in viaggio per oltre 600 giorni complessivi, pronunciando 2.450 discorsi per portare nel mondo la parola di Cristo.

Il Papa e Madre Teresa di Calcutta

Ma non sono però di certo i primati ad interessargli, quanto l'incontro con le culture, con il terzo mondo emarginato, i malati, le comunità cattoliche perseguitate e sofferenti.

"I cardinali hanno eletto un Papa sconosciuto, ma anche un Papa che ha riscoperto una vocazione itinerante". Per sua stessa ammissione la missione universale di Giovanni Paolo II si è palesata in viaggio. Dalle primissime trasferte in Messico e in Polonia nel lontano 1979, fino al centoquattresimo viaggio la sua forza si è rivelata portando testimonianza ai popoli della terra della carità cristiana, fornendo prova della vicinanza della Parola di Dio al genere umano.

Viaggiava per portare la parola di Dio ma anche per promuovere la pace e la giustizia, contro la violenza, la necessità di rafforzare un ordine internazionale basato sul multilateralismo. Questo predicava al mondo.

Papa col Dalai Lama

La programmazione dei viaggi non si è interrotta nemmeno nell'ultimo periodo di vita del Papa. L'età, la sindrome parkinsoniana e la difficoltà a muoversi non sono riusciti a fermare il suo entusiasmo. Wojtyla non ha voluto rinunciare ad incarnare il ruolo di profeta itinerante nonostante il divieto dei medici che gli continuavano a suggerire riposo. Le ultime trasferte lo hanno visto utilizzare pedane mobili, ascensori per salire le scale dell'aereo, seggiole a rotelle durante le celebrazioni liturgiche.

Questo pontificato itinerante, giocoforza, non poteva non avere riflessi nella geopolitica della Chiesa assestando come diretta conseguenza un colpo decisivo alla tradizionale romanità del papato. In 26 anni di regno nei dicasteri della curia sono stati chiamati prelati di varie nazionalità, tanto che oggi negli uffici vaticani si parlano più lingue, proprio come accade nel Palazzo di Vetro, benchè la lingua principe rimanga l'italiano.

L'internazionalizzazione ha rafforzato il confronto tra i vescovi dei vari continenti, ha alimentato rapporti costanti con le conferenze episcopali, modificato il legame tra la curia e il Successore di Pietro, fornito una visione più universale agli organi di governo della Santa Sede. Sotto la guida di Giovanni Paolo II l'apparato ha cambiato volto. La marcata impronta italiana esistente sotto Paolo VI, ha via via lasciato il passo ad una fotografia più composita e completa del carattere universale della Chiesa.