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10/8/2006

Gardini, procura riapre caso morte

L'Espresso: inchiesta legata a mafia

Secondo L'Espresso, i magistrati di Caltanissetta "hanno riaperto l'inchiesta sulla fine dell'imprenditore e timoniere del Moro di Venezia, Raul Gardini", che si sarebbe suicidato un anno dopo l'uccisione del magistrato Paolo Borsellino. "Due morti - spiega il settimanale - che secondo la Procura di Caltanissetta sono direttamente collegate. I pm hanno ordinato alla Dia di ripartire da zero, senza trascurare nulla".

"I pubblici ministeri chiedono una nuova perizia balistica, nella speranza che le tecnologie odierne possano ricostruire meglio la dinamica dello sparo". Inoltre, viene sottolineata un'ipotesi inquietante: "La pistola esplose due colpi. Una modalità insolita per un suicidio. Tanto più che nessuno sentì le detonazioni: secondo la ricostruzione, solo dopo diversi minuti il corpo venne trovato in un lago di sangue dal maggiordomo. Accanto a lui, sul letto, l'arma. Sul mobile un biglietto: i nomi dei figli e della moglie, seguiti dalla parola grazie. Un biglietto che secondo un esperto, poteva anche essere stato scritto mesi prima".

La Procura, scrive L'Espresso, vuole anche "far risentire dalla Dia tutti i familiari e i protagonisti di quelle giornate del luglio 1993, l'estate del terrore quando tra stragi, crac finanziari, morti e arresti eccellenti cambiò la storia d'Italia. La prima ad essere interrogata come teste sarà Idina Ferruzzi, la moglie che non ha mai creduto al suicidio".

Il settimanale ricorda che quando Leonardo Messina, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, "accettò di collaborare col pm Borsellino disse che Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calcestruzzi, intendo dire la Calcestruzzi Spa" e lo stesso Borsellino aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti: una radiografia dell'intreccio tra cave e cantieri che costituisce il polmone di Cosa Nostra, permette di costruire relazioni con i politici e con la borghesia dei professionisti, di creare posti di lavoro e marcare il dominio del territorio". Il settimanale afferma che Borsellino "non ebbe il tempo di andare avanti", ucciso dall'autobomba di Via D'Amelio.

"La procura nissena - spiega ancora L'Espresso - riparte da un'ipotesi vecchia, già percorsa invano con un'indagine ribattezzata "sistemi criminali" e chiusa con l'archiviazione: dietro le stragi del 1992-1993 ci sarebbe stata la volontà di Cosa Nostra di impedire ogni inchiesta sul monopolio degli appalti".

"Ora i pm di Caltanissetta disporrebbero di fatti nuovi, alcuni ancora segreti, a partire dagli sviluppi nella ricostruzione dei rapporti con i Buscemi, i padrini di Passo di Rigano il feudo di Salvatore Inzerillo, a loro affidato da Totò Riina per la fedeltà dimostrata in guerra e in affari. Già dieci anni fa si era scoperto che il Gruppo Gardini e i Buscemi erano sostanzialmente soci: ciascuno controllava il 50% della Finsavi, creata per fare affari nell'isola. Poi nel '97 la Compart, nata dal crollo della Ferruzzi, vende tutto a Italcementi. In Sicilia, però, secondo le indagini le mani della mafia restano avvinghiate a Italcementi".