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I PIU'CERCATI

12/1/2007

Sindaco Erba:"Un marchio d'infamia"

Ancora interrogati i due coniugi

"Un indelebile marchio di infamia". Così il sindaco di Erba ha definito la strage compiuta dai coniugi Romano nella palazzina di via Diaz, dove sono state massacrate quattro persone, tra cui un bambino di due anni. "Molto difficilmente potrà essere cancellato - ha proseguito - La nostra città è sconvolta". Intanto la coppia è stata interrogata nuovamente dal Gip per la convalida del fermo.

Per i due rei confessi le accuse sono di omicidio plurimo premeditato, incendio e tentata distruzione di cadaveri mediante incendio. Dopo averli sentiti il Gip di Como, Nicoletta Cremona, ha deciso per la convalida del fermo. Lo ha reso noto l'avvocato dei coniugi, Massimo Troiano, appena uscito dalla casa circondariale. Per adesso i due restano in isolamento. Hanno fatto una sola richiesta, quella di potersi vedere al più presto, ma per questo serve un'autorizzazione della Procura.

"Doveva essere solo una lezione"
I killer si difendono. Provano con un terribile "doveva essere solo una lezione" a scagionarsi dall'accusa di premeditazione. Come se davvero si trattasse semplicemente di qualcosa che è sfuggito loro di mano e non di una strage pensata e poi tradotta in atti concreti. La coppia insiste: "Non volevamo uccidere". Poi i fatti, almeno quelli che trapelano, di Angela Rosa che perde il controllo e lascia che la furia omicida prevalga forse per una reazione di Raffaella. Fino al tentativo mancato di fuga e a quello, ancora più grottesco, di scagionarsi a vicenda. Solo indiscrezioni certo, ma questo trapela dagli interrogatori. Intanto il legale dei coniugi, Pietro Troiano, ammette di voler chiedere per Olindo e Angela Rosa la perizia psichiatrica.

"Ci avevamo già provato"
Nonostante la smentita da parte dei rei confessi di qualsiasi premeditazione della strage, Olindo Romano e Rosa Bazzi avevano già provato, nelle settimane precedenti, ad andare in casa di Raffaella Castagna, con le stesse armi con cui hanno compiuto il massacro (due coltelli e una spranga). Sono stati loro stessi a dirlo nel corso degli interrogatori, aggiungendo che in quelle due occasioni furono disturbati dalla presenza dei vicini e rinunciarono.
  
Un Paese sconvolto 
Intanto però c'è un intero Paese sotto shock. Il sindaco Enrico Ghioni ha parlato espressamente di un marchio di infamia che rischia di essere indelebile. "La nostra città - ha detto - è sconvolta e particolarmente vicina alle famiglie delle vittime. Deve restare unita per superare questo grave shock". Un trauma che non sarà facile da superare. "E'  necessaria una profonda riflessione collettiva anche attraverso una serie di incontri pubblici con esperti e psicologi" ha proseguito il primo cittadino erbese.

Intanto è stato confermato per sabato il lutto cittadino in occasione dei funerali di Paola Galli, che si terranno nella parrocchia Santa Maria Nascente con inizio alle 10,30. Nel pomeriggio, a Montorfano si terranno le esequie di Valeria Cherubini.