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29/10/2009

Nave dei veleni? Solo un relitto

Calabria: affondò nel 1917

La nave dei veleni al largo di Cetraro di cui tanto si è parlato per settimane è una nave passeggeri. L'annuncio è del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. "Si tratta della Catania, affondata nel 1917" ha detto in una conferenza stampa congiunta con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che ha rassicurato sul rischio di contaminazioni radioattive: sono da escludere fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri.

"Il caso del relitto di Cetraro è chiuso ma quello dell'inquinamento, in generale, della Calabria resta sempre aperto", ha puntualizzato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso parlando nella sede della Dna di via Giulia nella conferenza stampa. Grasso ha aggiunto che "serve certo un programma organico di interventi, per la Calabria, per accertare se vi sia necessità di bonifiche alle quali procedere con risorse adeguate".

"Vicende come queste vanno seguite con più prudenza e responsabilità. Abbiamo registrato un tentativo di soffiare su questa vicenda da parte di chi, amministratori e sindaci, avrebbero dovuto agire con più cautela", ha aggiunto ancora il ministro. "Abbiamo registrato - ha sottolineato - ostilità a tutti costi delle autorità regionali verso il governo. Oggi è giusto rassicurare al più presto l'opinione pubblica e la popolazione calabrese".

L'avvocato del pentito: "Cosa ci facevano i fusti su una nave del '17?"
"In merito a quanto emerso a seguito della conferenza stampa, prendo atto dei risultati perseguiti. Mi continuo a domandare però che cosa ci facessero fusti di quel genere su una nave passeggeri e se quel tipo di contenitore rafforzato esistesse all'epoca dell'inabissamento della Catania, che risalirebbe al 1917". Così l'avvocato Claudia Conidi, legale del pentito Francesco Fonti, commenta le dichiarazioni del ministro Prestigiacomo e del procuratore Grasso. "Mi domando ancora - ha aggiunto - cosa ci facessero a 400 metri di profondità, nel punto della stessa nave, i residui di metalli pesanti che fecero sì che fosse vietata la pesca con ordinanza della capitaneria di porto. Mi domando, infine, perché tanto tempo per individuare questa 'Catania' se la stessa era già segnalata. Se non lo era fino a poco fa, attribuisco doti paranormali notevoli a Francesco Fonti che continua a ribadire di essere stato l'artefice di tre affondamenti".

"Quanto all'inattendibilità del Fonti sul fatto che le tre navi da lui affondate avrebbero continuato a navigare dopo il 1992 - prosegue il legale - lo stesso ha sempre ribadito che non ha affondato dei nomi, ma delle navi. Quei nomi di navi non erano stati da lui verificati prima dell'affondamento. E nulla osta a che proprio quell'indicazione erronea, evidentemente voluta e a lui fatta, si sia poi rivelata nel tempo idonea a renderlo inattendibile agli occhi di chi avrebbe raccolto il suo dire".

Ultimo aggiornamento ore 08:49

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