Svolta nelle indagini sull'omicidio di Carla Molinari, l'82enne uccisa il 5 novembre a Cocquio Trevisago, nel Varesotto, a cui erano state anche amputate le mani. Un 58enne, imbianchino, che vive in un paese vicino a quello della vittima, è stato fermato con l'accusa di omicidio premeditato con aggravante della crudeltà. L'uomo è stato condotto in carcere. Sulla vicenda gli inquirenti continuano a mantenere uno stretto riserbo.

Capelli grigi, giubbotto arancione, Giuseppe Piccolomo è uscito dalla Questura di Varese per essere condotto in carcere, ammanettato e coprendosi il volto con un foglio di carta.
Omicidio premeditato aggravato
Il procuratore capo di Varese, Maurizio Grigo, e il questore della città, Marcello Cardona, hanno riferito che l'uomo è accusato di omicidio premeditato aggravato da sevizie e crudeltà. Grigo non ha voluto fornire altri particolari, in quanto "ci sono ancora indagini in corso". Né ha voluto dare altre indicazioni sulla persona fermata, che nei prossimi giorni dovrà comparire davanti al gip per l'udienza di convalida del fermo.
Prove "inequivocabili"
L'imbianchino è stato fermato dagli uomini della Squadra Mobile di Varese. A incastrare il presunto omicida sono stati gli inquirenti della polizia scientifica e del Servizio Centrale Operativo (Sco) che fin dai primi giorni dell'omicidio si sono recati nella villetta. Il direttori del Sco, Gilberto Calderozzi, anche in giornata era a Varese per seguire le attività investigative. A carico del fermato gli inquirenti avrebbero raccolto prove definite "inequivocabili". In particolare si parla di contatti diretti tra il fermato e la vittima nell'ora indicata dai periti come quella dell'efferato delitto della donna. Oltre a graffi riscontrati sul volto dell'uomo.
Le impronte delle scarpe
Dall'inizio delle indagini gli inquirenti avevano puntato alle persone che conoscevano la vittima. Molte le impronte di scarpe da ginnastica trovate nell'appartamento. Si tratterebbe di calzature piccole, 38/39, lo stesso numero di quelle abitualmente indossate dalla vittima. Tutte, però, posizionate in modo non naturale. Forse un'azione di depistaggio. Come anche le sigarette rinvenute sullo stesso luogo ma nessuna traccia di cenere. Anch'esse forse portate da fuori per dare piste fasulle agli inquirenti. Ora però la svolta delle indagini.
Già condannato per omicidio colposo
Il fermato vive nel vicino paese Ispra ed è sposato attualmente con una donna marocchina, che si trova in Marocco. L'uomo era già stato condannato per omicidio colposo della moglie. La donna era morta nel febbraio 2003 carbonizzata all'interno della loro auto, mentre il marito, che era sceso dalla vettura, non era riuscito a salvarla. Per questo, aveva patteggiato una pena a un anno e quattro mesi. Piccolomo fece un resoconto piuttosto confuso di quanto accaduto raccontando, tra l'altro, che poco prima, con la moglie, si era fermato ad un distributore di benzina per riempire una tanica di carburante.
Mani tagliate per vendetta
L'assassino avrebbe amputato le mani perché la vittima, in un estremo tentativo di difendersi, gli avrebbe graffiato il volto. Sotto le unghie della donna, quindi, ci sarebbe stata la prova che avrebbe portato gli inquirenti al suo assassino. E' solo un'ipotesi, ma forse sarebbe questa la spiegazione per la tremenda amputazione subita dalla donna.
Sabato probabile convalida del fermo
Dovrebbe tenersi sabato, davanti al gip di Varese, l'udienza di convalida per l'uomo. Piccolomo, ex ristoratore e attualmente imbianchino, sarebbe stato visto da una testimone mentre, nei pressi di un centro commerciale, svuotava un posacenere. Probabilmente da lì ha ricavato i mozziconi da mettere nella casa della vittima per depistare gli investigatori. La donna, dopo aver visto un telegiornale, si è ricordata del particolare e si è recata in questura a riferire dell'accaduto.
Ultimo aggiornamento ore 11:08
