Una vasta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi è stata sgominata dai carabinieri. Il traffico avveniva con la complicità di impianti di gestione, imprenditori e laboratori d'analisi: 15 le persone arrestate. Il blitz è stato compiuto in Abruzzo, Toscana, Campania e altre regioni del Nord. Indagato anche Steno Marcegaglia, padre della presidente della Confindustria Emma. Il gruppo Marcegaglia: "Estranei ai fatti".

Le accuse, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere all'omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni fino alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Le inchieste sono coordinate dalle procure di Grosseto e di Lanciano.
Indagato padre della presidente Confindustria
Il coinvolgimento di Steno Marcegaglia è stato determinato proprio dalla carica da lui ricoperta nel gruppo ed è riconducibile al filone di indagine che riguarda la Made Hse, azienda di consulenza del gruppo mantovano, che - secondo gli inquirenti - avrebbe favorito lo smaltimento di rifiuti pericolosi classificandoli come non pericolosi.
Gruppo Marcegaglia: "Estranei ai fatti"
"I dirigenti interessati dalle indagini non ricoprono più da tempo gli incarichi originariamente loro conferiti. L'azienda si dichiara certa del loro corretto comportamento e confida di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati". E' quanto afferma una nota dei legali del Gruppo Marcegaglia.
Operazione "Golden rubbish"
L'operazione è stata denominata "Golden rubbish", spazzatura d'oro. L'organizzazione, nata in Toscana, aveva diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna. I rifiuti speciali e pericolosi prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli, nel Napoletano, sono stati smaltiti illecitamente in Toscana provocando anche un esplosione, il 26 giugno 2008, in un capannone di Scarlino (Grosseto) con la morte di un lavoratore e il ferimento grave di un altro. E' quanto rivelato dagli investigatori.
Il traffico di rifiuti accertato è stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un lucro di svariati milioni di euro e un consistente danno all'erario per l'evasione dell' ecotassa, oltre a gravi danni provocati all'ambiente. Le persone denunciate sono 61. Si tratta di legali rappresentanti, presidenti di Cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle società coinvolte.
Il gip ha emesso anche due misure interdittive dell'esercizio della professione di chimico e dell'esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e ha disposto il sequestro di locali adibiti a laboratorio di analisi e di alcuni automezzi utilizzati per il traffico illecito.
La struttura organizzativa era imperniata sul ruolo di una società di intermediazione maremmana, proprietaria anche di un impianto di trattamento, la quale, avvalendosi di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava e gestiva i flussi dei rifiuti; ciò avveniva attraverso una sistematica falsificazione di certificati di analisi, formulari di identificazione e registri di carico e scarico al fine dell'attribuzione di codici di rifiuto non corretti, così da poter essere dirottati soprattutto in siti di destinazione finale compiacenti ubicati in Toscana, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.

Ultimo aggiornamento ore 17:40
