Il 2009 è stato un "annus horribilis" che ha ridotto affari e margini di redditività, ma ora gli imprenditori guardano al 2010 con più fiducia, sono convinti che ci siano degli "spazi per la ripresa, anche se chiedono politiche "mirate efficaci" e indicano nel fisco e nell'accesso al credito i problemi più sentiti. E' quanto è emerso dall'indagine realizzata da Business International che ha interpellato oltre 50 mila aziende e 180 mila imprenditori sulla crisi dell'economia italiana.

La ricerca, che è stata presentata in occasione della XX Tavola rotonda con il governo, mette in evidenza anche che gli imprenditori giudicano ad oggi l'operato del governo insufficiente e chiedono maggiore attenzione.
Da un lato, il 60% degli intervistati denuncia – rispondendo alle domande che sono state poste tra settembre e ottobre - condizioni economiche peggiori dello scorso anno (migliori solo per l'11%) ed il 26% prevede di dover ridurre la forza lavoro (il 18% di aumentarla, mentre il 55% comunque non vede cambiamenti). Dall'altro, il 45% del campione indica obiettivi di fatturato superiori per il 2010 (contro il 30% che li stima inferiori e il 25% pari).
Guardando all'operato del governo, invece, la gran parte, oltre l'84%, ritiene le politiche sinora adottate dall'esecutivo non sufficienti (meno del 15% le giudica "abbastanza efficaci"), con in testa quelle fiscali e di agevolazioni creditizie che più sono viste come deludenti. Tra i problemi viene infatti segnalata la "difficoltà" ad ottenere credito dalle banche: lo fa il 67,5% del campione, tra chi parla di accesso "molto difficile" (oltre il 51%) e chi sostiene che "non è possibile ottenere finanziamenti" (più del 16%).
Per questo, pur sottolineando che "i fondamentali del sistema paese offrono, dal punto di vista macroeconomico, un quadro tutto sommato ancora rassicurante", la 'business community' chiede interventi mirati, in grado di ridare ossigeno al sistema, con politiche fiscali "più aggressive, di stimolo all'economia" e riforme "necessarie". Tra queste, le "più urgenti" sono considerate quella del sistema bancario "per garantire un accesso al credito meritocratico ed efficiente"; degli ammortizzatori sociali "per semplificare il ginepraio di leggi e leggine che oggi caratterizzano la cassa integrazione"; dei contratti di lavoro "per trasformare la flessibilità in una risorsa di sviluppo e non in una zavorra del sistema
Ultimo aggiornamento ore 10:55
