La Banca centrale degli Emirati Arabi Uniti è intervenuta a favore delle banche attive sul territorio con un'iniezione di liquidità, per limitare i danni che potrebbero penalizzare lunedì, alla riapertura delle Borse regionali, i titoli degli istituti di credito più esposti all'annuncio della richiesta di ristrutturazione del debito del colosso Dubai World. La liquidità è stata emessa al tasso di 50 punti base su 3 mesi Eibor.
Mercoledì scorso, alla vigilia della festa islamica di Aid Al Ahda durante la quale le Borse dei Paesi petroliferi del Golfo sono rimaste chiuse, Dubai World aveva avanzato la richiesta di moratoria, agitando i mercati azionari internazionali.
"Il sistema bancario degli Eau - assicura inoltre la banca centrale nel comunicato - è più solido e liquido di quanto non fosse un anno fa".
Parla un imprenditore attivo sul campo
"E' impossibile pensare a Dubai in crash finanziario". Dubai World "non è una società fallibile in alcun modo" perché ha riserve che superano 4-5 volte i debiti. Insomma si è creato del "panico inutile" amplificando il caso. A parlare è Franco Favilla, imprenditore che ha un'esperienza diretta sul campo, grazie alla società che ha fondato e che presiede: la Seasif group, presente in qualità di developer a Dubai da 8 anni. "Ci sono molte incongruenze su quello che si dice e quello che è Dubai", spiega all'Adnkronos, sottolineando che la sua società non ha commesse pubbliche, non dipende dal governo e quindi non ha interesse parlare bene o male del Paese.
Ma la sua esperienza personale dimostra che "i nostri progetti, le nostre cose, sono andate avanti e continuano" anche in questo periodo. "Abbiamo visto i nostri investitori due giorni fa e abbiamo visto che hanno continuato a confermare la loro disponibilità". Secondo Favilla "non è reale dire che Dubai è fallito come Paese". Basta fare i conti in tasca a Dubai World. La società dello sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum ha liquidità per far fronte ai debiti e "ha investimenti enormi. Quindi parlare di un progetto fallito è sbagliato".
Dubai World, ricorda Favilla, ha 53 miliardi di scoperto, ma in cassa 37 miliardi di beni propri, e ha accumulato ricchezze in 4 parti del mondo, ha quattro volte quello a cui deve far fronte oggi". Si parla di una società governativa che, ricorda ancora l'imprenditore, "ha come sottoscrittori le più grandi banche del mondo" e investimenti che vengono dall'Europa per oltre 160 miliardi di euro.
"C'è qualcosa che non va nell'informazione", osserva Favilla. "Forse c'è stata una grande presa di posizione da parte dei media ingiustificata". "C'è stata la volontà di creare panico e allarmismo che ha fatto bruciare molti soldi. E' quindi logico che consulenti e operatori si siano allarmati, soprattutto in un momento come questo in cui si sta cercando in tutti modi la stabilità negli investimenti finanziari".
Il presidente della Seasif ammette comunque che "gli investimenti nei mercati emergenti vanno seguiti con molta attenzione dai professionisti". Dubai tuttavia "è un Paese particolare perchè c'è un modo diverso di ragionare: il Dio denaro ci permette di scavalcare qualunque problema. La loro mentalità va oltre la normale speculazione".
Ultimo aggiornamento ore 19:02
