I PIU'CERCATI
Pamuk, Nobel a un perseguitato
Il premio allo scrittore per "Neve"
"Nella ricerca dell'anima melanconica della sua città natale (Istanbul ndr), ha scoperto nuovi simboli dello scontro e dell'interrelazione delle culture". Questa una delle motivizioni per cui l'Accademia svedese ha assegnato il premio Nobel per la letteratura allo scrittore Orhan Pamuk, accusato da un tribunale turco per aver parlato a un giornale svizzero del massacro di un milione di armeni. Per la giustizia di Ankara lo scrittore avrebbe "offeso l'identità turca".
Secondo una legge lo scrittore turco, rischiava fino a tre anni di carcere per vilipendio dello Stato. Nel mirino degli inquirenti c'era un articolo in cui Pamuk aveva scritto che la Turchia non voleva fare i conti con il genocidio degli armeni del 1915: "30 mila curdi e un milione di armeni sono stati uccisi in quelle terre, e nessuno eccetto me ha il coraggio di parlarne". Grazie alle pressioni internazionali, e in a particolare quella di Bruxelles, nel gennaio del 2006 il caso è stato chiuso.
L'Accademia svedese ha sottolineato come nei suoi romanzi lo scrittore, nato nel 1952, "ha sperimentato il mutamento della tradizionale famiglia ottomana verso uno stile di vita più occidentale" un processo che riflette una pista autobiografica. Pamuk, dopo aver studiato a Istanbul, ha passato molti anni negli Stati Uniti come ricercatore alla Columbia University di New York e poi alla University of Iowa. Attualmente vive nella sua città natale.
Il grande successo è arrivato nel 1983 con la pubblicazione della Casa del silenzio (Frassinelli), il suo terzo romanzo. Quindi Il castello bianco (Einaudi), Il libro nero" (Frassinelli), La nuova vita (Einaudi), Il mio nome è Rosso (Einaudi), Neve (Einaudi) e Istanbul (Einaudi).
