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19/11/2007

"Sprecopoli", sperpero al setaccio

Di Mario Cervi e Nicola Porro

In epoca di processo alla Casta “Sprecopoli” di Mario Cervi e Nicola Porro è l’ultima spietata cannonata contro il fortino dei privilegi romani. “Ma era proprio indispensabile un altro libro sui costi e ricosti della politica?”, se lo sono giustamente chiesto gli stessi autori. Sì, è sicuramente utile una analisi seria e ben documentata come questa visto che i “mandarini del Palazzo” sono inamovibili come una balena spiaggiata nel non voler rinunciare ad un centesimo.

Degli sprechi della politica si è già scritto molto, ma, almeno finora, tutto quello che è stato messo nero su bianco non sembra essere servito a molto. Come dire che c’è ancora da fare. E, in questo senso, Cervi e Porro mostrano di essersi dati una linea precisa: non la solita semplicistica sventagliata degli episodi più clamorosi e pittoreschi di scialacquamento di denaro pubblico, ma piuttosto la trasformazione della denuncia in una analisi sistematica ed esaustiva. Ecco, una sorta di enciclopedia dello sperpero, dal colle più alto fino ai piccoli comuni: questo è Sprecopoli.

D’altronde la materia prima di certo non scarseggia. Dalle immancabili auto blu, che contando anche quelle regionali secondo alcune statistiche riportate nel libro sarebbero ormai oltre 300mila nel nostro Paese (record a livello mondiale), alle spese pazze per viaggi di rappresentanza (i nostri politici magari non sapranno dov’è il Darfour, ma a girare ben spesati come trottole non ci rinunciano). Dalle retribuzioni faraoniche a trattamenti pensionistici da vero e proprio Eldorado. Passando per una marea di privilegi. Tutto è gratis per gli “unti del Signore”: aerei, treni, stadi, cinema, teatri. Persino la banca costa meno se sei un parlamentare.

E’ la “vip-politik”, come la chiamano Cervi e Porro. Il “buon esempio” parte già dalla Presidenza del Consiglio, che ha a sua disposizione la bellezza di 15 palazzi e 115 auto blu. A cui attingono anche i “poveri” ministri senza portafoglio, che così alla fine il loro personalissimo portafoglio riescono ad assicurarselo! E poi giù fino agli enti locali, dove la trippa per gatti non manca. Solo per esistere le Regioni ogni anno partono da una spesa base di 1 miliardo di euro. Con il decentramento che diventa alibi per ennesimi sprechi e che anticipa una sorta di “federalismo all’amatriciana”.

Voce su voce la meticolosa contabilità firmata Cervi-Porro ricostruisce il percorso di quella fiumana di denaro pubblico che inesorabilmente evapora nei mille rivoli delle inefficienze e delle furberie. E il rinnovamento di cui periodicamente la stessa Casta si riempie la bocca? Parole, appunto. Nel concreto la sola idea di rinunciare a qualcosa suona nel Palazzo come una bestemmia. Da esorcizzare con tecniche oratorie ben stigmatizzate in questo Sprecopoli. Molto in voga ad esempio il “benaltrismo”. Qualcuno invoca di tagliare qualche privilegio? Pronto il coro degli stizziti onorevoli: “Ben altri sono i problemi!”. Ma se “altri” sono i problemi per la politica italiana, per gli italiani proprio la politica è sempre più “il” problema.