La predilezione di Javier Marías per l’arte cinematografica è ben nota ai lettori dei suoi romanzi – famosissimi anche in Italia, a cominciare da Un cuore così bianco, Domani nella battaglia pensa a me e alla trilogia di Il tuo volto domani, attualmente in corso di pubblicazione presso Einaudi – che sono pieni di riferimenti a scene e personaggi di film. Dove tutto è accaduto raccoglie parte degli articoli pubblicati da Marías in diverse riviste e quotidiani spagnoli; articoli che sono in primo luogo l’omaggio al cinema di chi può di sé affermare che la sua infanzia ''si lega al cinema quasi più che ad ogni altra cosa''.
In questo volume appena uscito da Passigli (che già precedentemente aveva pubblicato un’altra di queste raccolte di articoli, in quel caso sui temi più disparati, dal titolo Faranno di me un criminale), Marías parla dunque dei suoi film preferiti, degli attori, dei registi, dei musicisti; e non ne parla da "critico cinematografico", ma da spettatore, e soprattutto da scrittore che vede nel cinema anche il più alto momento della perfetta verosimiglianza artistica (ed è proprio su questo aspetto che si sofferma la prefazione di Fabrizio Dall’Aglio che accompagna il volume).
Le preferenze di Marías vanno forse a un certo filone del grande cinema americano, ma non solo; il cinema italiano, per esempio, è ben presente nell’ultimo degli articoli raccolti, e anche riguardo al nostro cinema Marías dimostra una grande competenza, oltre a confermare una sua sorta di idiosincrasia per le pellicole più "intellettualistiche", che siano pure di grandi registi come Federico Fellini. Le scelte di Marías, del resto, non sono mai scontate: e accanto a nomi che non mancherebbero in qualsiasi cineteca che si rispetti, ne troviamo altri molto meno considerati nell’universale opinione, come per esempio quello di Joseph L. Mankiewicz, autore del film che Marías considera forse il suo preferito in assoluto (e dal quale ricava appunto il titolo di questa raccolta di articoli): Il fantasma e la signora Muir, del 1947. A questo film Marías dedica un lungo articolo che è anche un vero atto di devozione, e che lascia ammirati per la sua profondità di lettura. Bellissimo anche l’articolo che ricorda gli anni infantili di Orson Welles; e quello su John Ford, il grande regista americano a cui troppe volte è stata negato dalla critica l’omaggio che mai il pubblico invece ha stentato a tributargli.
Un altro articolo interessantissimo e del tutto particolare è quello che Marías dedica al celebre documentario girato da Leni Riefensthal, su ordine del Führer, in occasione del VI Congresso del Partito Nazista nel settembre 1934 a Norimberga; un articolo che offre a Marías l’occasione per scrivere un vero e proprio elogio dell’allegria, della capacità di ridere, di quella gaiezza che è precisamente ciò che manca in tutta quella ostentata celebrazione della "serietà" guerresca e guerrafondaia. Siamo ancora nel cinema? Sì, ci siamo ancora, anche se in un cinema involontariamente foriero di future, reali, orrende carneficine; e ci siamo ancora perché, come nei suoi romanzi, ciascun tema in Marías tende ad allargarsi e ad intrecciarsi con altri, così che il mondo "dove tutto è accaduto" non è più soltanto quello della signora Muir che non potrà mai cambiare nulla nell’inesorabile passato che l’ha legata al fantasma del Capitano; e non è più soltanto il mondo della letteratura e del cinema, così perfetti nella loro irreale compiutezza; è anche il nostro mondo, certo meno perfetto e dove tutto non è ancora accaduto, ma che man mano che scorre sotto i nostri occhi sembra anch’esso prendere le forme di una rappresentazione non poi così dissimile da quelle del cinema e della letteratura.
