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I PIU'CERCATI

30/5/2003

Trovato il "blogger" di Baghdad

Famoso il suo diario web sulla guerra

Esiste davvero Salam Pax. Il Guardian ha trovato il giovane di Baghdad che raccontava la guerra attraverso il suo Blog e la cui esistenza era stata messa in dubbio. Chi sosteneva fosse un agente Cia, chi di Saddam; in realtà era quello che diceva di essere, un giovane iracheno che parlava della guerra dalla sua prospettiva, senza condizionamenti o appartenenenze, dando al mondo una immagine del conflitto diversa da quella dei media ufficiali.

A scovare Salam è stato il britannico Guardian, per il quale, da mercoledì prossimo, terrà una rubrica ogni due settimane. Mentre Al Jazeera veniva accusata di essere la voce di Saddam e il Centcom alleato di usare la stampa per fini bellici, il mondo scoprì che su Internet c'era una voce imparziale: contro il regime del raìs, ma pronta ad accusare gli americani di aver abbandonato l'Iraq a se stesso. L'essere fuori dagli schemi provocò ben presto le prime accuse, da entrambe le parti coinvolte.

In realtà non c'era alcun gioco sporco, nessuna montatura mediatica ad arte. Salam Pax, che non ha voluto rivelare il suo vero nome, è un architetto. I racconti della "sua" guerra li ha scritti nella villetta a due piani dove vive, in un quartiere residenziale di Baghdad. Il suo diario in Rete, blog in gergo, aveva apertamente criticato Saddam prima che il governo cadesse, sfuggendo ai controlli del Mukhabarat, i servizi segreti iracheni, che hanno fatto di tutto per localizzarlo e chiudergli la bocca per sempre.

"Per un paio di giorni ho temuto che fosse arrivata la mia fine", ha raccontato Salam. "Quando non è successo niente mi sono detto, ok, riprendo a scrivere. Rischi stupidi, uno dopo l'altro". Se ora non viene allo scoperto rivelando il proprio nome, è solo perché sul suo sito aveva rivelato di essere gay. Particolare che potrebbe riservargli non pochi problemi anche nell'Iraq "liberato".

Il suo (http://dear_raed.blogspot.com) è oggi il blogger più visto della Rete: letto da 20mila persone, durante la guerra ne parlarono in tutto il mondo, come esempio di un'informazione libera in un momento in cui sembrava impossibile conoscere una verità diversa da quella imposta da americani e iracheni.

"La guerra fa schifo", scriveva a fine aprile. "Non permettete mai che qualcuno vi convinca ad averne una a casa vostra nel nome della vostra liberta'...Quando le bombe cominciano a cadere e senti gi spari delle mitragliatrici nella strada dove vivi smetti di pensare alla tua 'imminente liberazione"'. Certo è contento che Saddam, consapevole di condividere lo stesso sentimento con tutti gli iracheni. Sa che un intervento armato era l'unica via , ma due mesi di saccheggi e anarchia "sono troppi, tre sono un disastro".