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I PIU'CERCATI

8/7/2005

UNA GRANDE LEZIONE DI INGLESE

Lezioni dall’Inghilterra. Se Londra ha tremato sotto l’attacco terrorista, ha saputo certamente dare una risposta di dignità, orgoglio e forza eccezionali. Per i mezzi di comunicazione, il 7 luglio 2005 è un’altra data da ricordare. L’11 settembre 2001 fu la prima volta che al mondo fu offerto un evento storico in diretta, una Pearl Harbour seguita dal salotto di casa. Terrificante e al tempo stesso unico. Siamo cambiati e cresciuti su quelle immagini. Ma anche il terrorismo ha fatto passi da gigante: in questi anni ci ha scaraventato addosso le immagini della morte in diretta, esecuzioni filmate al solo scopo di moltiplicare il terrore e dimostrare la fragilità dell’uomo occidentale.

A Londra abbiamo voltato pagina di nuovo, grazie alla più antica e solida democrazia del mondo. Ore di diretta televisiva non ci hanno mostrato una sola immagine di dolore esasperato, di terrore. Le telecamere hanno lavorato costantemente con i campi larghi e lunghi. Non abbiamo visto neppure un primo piano di feriti, morti, persone disperate. E questo è avvenuto all’unisono da parte di tutti i mezzi d’informazione, proprio nel posto in cui è nato storicamente il libero mercato e la concorrenza. Nessun mezzo d’informazione ha violato la consegna morale, né per un’immagine in più, né per la conquista di un ipotetico spettatore.

Tutti erano convinti di avere il cento per cento dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, si trattava allora di mostrare lo spirito di un Paese e un popolo feriti, ma non terrorizzati, né vinti. Qualcuno nell’informazione italiana ha parlato di censura di Stato, di omertà. Sono parole in libertà. Quando è in ballo la libertà suprema di tutti minacciata dai terroristi, il bene comune suggerisce una risposta organizzata, forte, che non conceda ai nemici neppure l’esibizione delle proprie ferite e delle lacrime. E gli inglesi, come già contro Hitler, hanno fatto la loro parte a nome di tutti noi. Non potevano vincere il 7 luglio, potevano resistere alla tentazione dello spettacolo di una comprensibile debolezza. Guardate il Sun o il Mirror dell’8 luglio, quotidiani popolari che normalmente vendono in edicola le viscere dell’umanità. Se in gioco c’è davvero la libertà, fanno titoli di scuola.

Grazie allora per la lezione, a nome degli italiani che hanno capito. Per i nostri operatori della comunicazione, però, è d’obbligo una domanda: visto che tutti i responsabili sono al lavoro per l’emergenza antiterrorista, noi siamo pronti a discutere un codice di comportamento all’altezza del 7 Luglio? Saremmo capaci insieme di resistere ai nostri vizi e reagire con la competenza, la fermezza, la dignità di televisioni e giornali inglesi? Almeno dovremmo provare a discuterne e lavorare attorno ad una proposta concreta.

Paolo Liguori