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27/4/2006

Nassiriya, chi sono le vittime

Due marescialli e un capitano dei parà

Nell'attentato hanno perso la vita il capitano dell'Esercito Nicola Ciardelli, 34 anni, effettivo al 185esimo Reggimento Artiglieria Paracadutista di Livorno; il maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio, 38 anni (Comando di Chieti) e il maresciallo capo Carlo De Trizio 37, originario di Bisceglie (Comando di Roma). Il militare rumeno morto era il caporale Hancu Bogdan, 28 anni. Il maresciallo Enrico Frassinito, di Padova, è rimasto ferito.

Nicola Ciardelli (Ansa)

29 I MILITARI CADUTI IN IRAQ
Con le tre vittime di oggi salgono a 29 i militari italiani caduti in Iraq. Sette i civili morti. L'Italia è il terzo Paese per numero di vittime dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo le cifre ufficiali del Pentagono, aggiornate al 25 aprile e citate dal sito online della Bbc, dall'inizio del conflitto a oggi il contingente americano ha perso 2.391 soldati; quello britannico 104. Al quarto posto l'Ucraina, che a dicembre ha ritirato il proprio contingente dopo aver perso 18 uomini. 

Il totale delle vittime militari della coalizione internazionale in Iraq ammonta a 2.601 morti.

De Trizio


CHI SONO I TRE MORTI:

Franco Lattanzio
, 38 anni, maresciallo capo dei carabinieri, era giunto in Iraq il 3 dicembre scorso. Originario dell'Aquila, il sottufficiale dell'Arma era in servizio al comando provinciale di Chieti. Nel piccolo centro di Pacentro, in provincia dell'Aquila, dove Lattanzio era nato vivono un fratello e una sorella; un'altra sorella è emigrata in Canada. I genitori di Lattanzio morirono in un incidente stradale a Sulmona anni fa. Forse fu anche questa condizione a spingere il giovane ad entrare nell'Arma. Subito dopo gli studi aveva lavorato per qualche tempo come fabbro presso una bottega artigiana di Sulmona. Poi partì per il servizio militare scegliendo l'Arma dei Carabinieri dove decise di restare. Secondo notizie dei familiari, la salma del carabiniere potrebbe arrivare in paese martedì o mercoledì prossimi, ed essere tumulata nel cimitero di Pacentro, per volontà espressa dallo stesso Franco. In paese tutti lo ricordano con stima ed affetto. L'ex sindaco, Raffaele Santini, lo descrive come "un giovane molto serio ma anche abbastanza riservato". Franco Lattanzio si era diplomato in ragioneria.

 
Nicola Ciardelli, 34 anni, era capitano dell'esercito. Prestava servizio dal 1996 alla brigata Folgore di Livorno ed era in servizio presso il 185mo battaglione dei paracadutisti, reggimento acquisizione obiettivi. Il militare, nato a Pisa dove viveva insieme alla sua famiglia e dove risiedono i genitori e le due sorelle, lascia la moglie e un bambino di pochi mesi. Per lui questa era la seconda missione in Iraq: era partito il 27 febbraio scorso e sarebbe dovuto rientrare in Italia alla fine di giugno. Nella sua attuale missione era ufficiale di collegamento fra il comando italiano e la sala operativa della prefettura di Nassiriya, costituita esclusivamente da personale iracheno, militare e di polizia. Aveva sposato Giovanna Netta, originaria di Avellino, e Nicolò era nato nel febbraio scorso: pochi giorni dopo il capitano era partito per la missione di pace in Iraq. Ciardelli aveva frequentato il 173mo corso dell'Accademia di Modena e il 131mo corso di Stato maggiore classificandosi 140 su 145 ufficiali che lo avevano frequentato. Laureato in Scienze strategiche, era considerato dai suoi colleghi un militare esperto, con alle spalle corsi di paracadutismo, di pattugliatore scelto, di acquisitore di obiettivi, di alpinismo e di istruttore-ranger. In 15 anni di servizio Ciardelli ha partecipato a molte missioni: nel '99 era stato in Bosnia, nel 2002 in Kosovo, nel 2003 in Afghanistan, nel 2004 la prima volta in Iraq.

Frassinito

Carlo De Trizio, 37 anni, era maresciallo capo dei carabinieri, effettivo nel nucleo radiomobile di Roma. Originario di Bisceglie, in provincia di Bari, si trovava in Iraq da soli 13 giorni: era giunto a Nassiriya il 14 aprile scorso. De Trizio era entrato nell'Arma dopo le scuole superiori. La sua carriera militare è stata svolta prevalentemente fuori dalla Puglia e a Bisceglie, a cui era molto affezionato, tornava sempre per le ferie, per le vacanze e per i giorni di festa. Il giovane lascia padre, direttore delle Poste in un Comune limitrofo a Bisceglie, madre e fratello.


IL FERITO:
Enrico Frassinito, 41 anni, maresciallo dei carabinieri è rimasto ferito nell'attacco. Nato nel Padovano ma residente a Sommacampagna, in provincia di Verona, era partito per l'Iraq circa un mese fa. Il militare, figlio dell'ex comandante della stazione dei carabinieri della città scaligera, parla correntemente la lingua araba ed è stato nella squadra antidroga dell'Arma a Roma. A Verona è responsabile dell'aliquota notifiche. Il sottufficiale è separato dalla moglie. Si trova nell'ospedale statunitense di Ari' Fajat, a circa 150 chilometri da Nassiriya. Secondo quanti lo conoscono, è un ragazzo molto in gamba, preparato, meticoloso. "A pregare per lui c'è tutta Verona", ha assicurato il sindaco Paolo Zanotto, esprimendo il dolore della città per tutte le famiglie dei militari così duramente colpite.

LE REAZIONI DEI FAMILIARI
"Non volevo che partisse - racconta all'Ansa Tonino Lattanzio, il fratello di Franco - perché la nostra famiglia era stata colpita da una tragedia: mio padre e mia madre morirono 14 anni fa insieme in un incidente stradale. Tornavano dalla campagna e io avevo un cattivo presentimento. Ma Franco rispose che si trattava di una missione di pace. Una missione di pace - ripete con gli occhi lucidi per il pianto - dove ha trovato la morte". Tonino Lattanzio ha appreso la notizia della morte del fratello alle 8.30 di stamane dai Carabinieri di Sulmona che lo hanno raggiunto alla sua macelleria. "Quando li ho visti ho capito che era accaduto qualcosa di grave. Loro hanno cercato di rassicurarmi dicendomi che Franco aveva avuto un incidente, che era grave e che occorreva ancora verificare l'entità del fatto. Se è morto, ho chiesto, ditemelo subito. Sono andati via per tornare un quarto d'ora dopo, chiedendomi di seguirli in caserma. Mi hanno portato in una stanza dove ho trovato colonnelli, capitani e tanti altri carabinieri, e lì mi hanno detto che mio fratello era morto". Franco Lattanzio aveva quattro sorelle e un fratello. Due sono emigranti, in Australi e e negli Usa, la terza vive a Pacentro nella casa dei genitori, dove viveva anche lui quando da Chieti tornava nel suo paese. La quarta vive alla periferia di Sulmona. Altre due sorelle morirono molto piccole: una a nove anni e l'altra pochi mesi dopo la nascita. "Doveva tornare il 10 di maggio - ricorda ancora Tonino -. Mi ha telefonato domenica scorsa dicendomi che avremmo fatto una festa per il suo ritorno e che avrei dovuto preparare arrosticini e salsicce. Non mi ha lasciato il tempo di farlo". Prima del trasferimento al Nucleo operativo del reparto operativo del Comando provinciale di Chieti, il maresciallo capo aveva prestato servizio nella caserma di Castel di Sangro. "Voleva acquistare una casa in paese e gli servivano 30mila euro - prosegue il fratello - per questo ha deciso di chiedere di partecipare alla missione di pace in Iraq. Per scoraggiarlo gli ho detto che glieli avrei dati io, ma lui non ne ha voluto sapere ed è voluto partire lo stesso".

"Sono orgogliosa di mio figlio". E' quanto ha detto, secondo le parole riportate da un'amica di famiglia, la madre del capitano Nicola Ciardelli, morto oggi nell'attentato a Nassiriya. La donna ha lasciato l'abitazione dove vive, in via Fermi a Pisa, per andare a raggiungere una delle due figlie, ricoverata in ospedale dopo aver partorito nei giorni scorsi. L'appartamento della madre di Ciardelli è stato meta di un mesto pellegrinaggio di parenti e amici. La donna ha continuato a ricevere visite mantenendo la forza di rispondere a tutti e continuando a ripetere "sono orgogliosa di mio figlio", come ha raccontato un'amica di famiglia uscendo dalla casa. Intanto Stefano Ciardelli, il padre del capitano della Folgore che ha perso la vita insieme nell'attentato a Nassiriya, si è recato ad Avellino dove ha incontrato la nuora, Giovanna Netta, 32 anni, e il nipotino di due mesi e mezzo, Nicolò. Il padre dell'ufficiale italiano non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti prima di ripartire nel primo pomeriggio per Pisa, città nella quale risiedevano Nicola Ciardelli e sua moglie dopo il matrimonio celebrato nell'ottobre del 2004 ad Avellino. Nell'abitazione al quinto piano di via Romagnoli, Stefano Ciardelli si è appartato per non farsi vedere in lacrime da Giovanna che ha poi cercato di confortare. "Dobbiamo farci forza", le ha detto.

"Amava profondamente il suo lavoro, l'Arma dei carabinieri, la sua missione in Iraq. Una missione di pace che lo ha coinvolto tanto, al punto da aver studiato l'arabo, per poterla rendere più proficua, per portare la pace. E invece ha trovato la morte". E' Nicola De Trizio, padre di Carlo, il maresciallo capo dei carabinieri morto a Nassiriya, a parlare di suo figlio, a raccontare che cosa significava per lui la missione in Iraq. La casa del militare ucciso, a Bisceglie, è piena di gente, di parenti e amici che si sono stretti attorno al padre, alla madre e al fratello di Carlo; e ci sono anche numerose autorità. Il dolore dei genitori e del fratello è enorme. Soprattutto la madre parla a fatica. Dopo aver appreso della tragedia, ha avuto un malore tanto che è dovuta intervenire un'ambulanza del 118 per assisterla. E' soprattutto il padre, direttore dell'Ufficio postale di Spinazzola, a raccontare di Carlo e di quanto vivesse con passione questa sua esperienza in Iraq. Lo fa con l'immenso dolore che può provare un padre per la morte del proprio figlio, ma anche con una punta di orgoglio. "Aveva deciso di partire - ricorda - perché voleva fare qualcosa di importante per quella popolazione. E noi benché preoccupati non ci eravamo opposti, perché avevamo capito con quale spirito intendeva svolgerla".