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27/4/2006

Bomba a Nassiriya:uccisi 3 italiani

Due rivendicazioni per l'attentato

Tre militari italiani sono morti a Nassiriya nell'esplosione di un ordigno sulla strada percorsa dal mezzo sul quale viaggiavano. Le vittime sono due marescialli capo dei carabinieri, un capitano dell'esercito e un graduato della polizia romena. Un altro carabiniere è in gravi condizioni con ustioni sul 40% delle braccia e del viso. L'attentato è stato rivendicato dalle Brigate Imam Hussein e dall'Esercito islamico.

La rivendicazione
L'attentato è stato rivendicato su Internet dalle "Brigate Imam Hussein". Lo ha reso noto l'intelligence italiana, precisando che la rivendicazione è stata rintracciata su un sito islamista ritenuto riconducibile al terrorista giordano Abu Musab Al Zarqawi. Lo stesso gruppo sarebbe composto da baathisti, che potrebbero essere seguaci del leader di Al Qaeda in Iraq. L'autenticità del documento è, comunque, al vaglio degli esperti.

Questo il testo della presunta rivendicazione, che è intitolata "Uccisi 3 italiani e un rumeno a Nassiriya": "Oggi giovedì 27/4/2006 è stato fatto esplodere un ordigno contro una pattuglia delle forze italiane ed è stato distrutto il veicolo che trasportava tre soldati italiani e un rumeno nella regione di Nassiriya, sud dell'Iraq. Lode ad Allah". Poco dopo anche l'Esercito islamico ha rivendicato su Internet l'attacco

Le vittime dell'attentato
Le vittime italiane sono il capitano dell'esercito Nicola Ciardelli, del 185esimo battaglione dei paracadutisti di Livorno; il maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio, 38 anni di Pacentro (L'Aquila); e il maresciallo capo dei carabinieri Carlo de Trizio, 37 anni di Bisceglie (Bari), che è morto in ospedale.

Gravemente ferito, invece, il maresciallo aiutante Enrico Frassinito, 41 anni, di Padova ma residente a Sommacampagna, in provincia di Verona: è stato trasportato in elicottero dall'ospedale della base militare italiana all'ospedale militare americano Rol 3, che si trova a circa 150 chilometri dalla sede della missione italiana. Frassinito non sarebbe in pericolo di vita e l’ospedale statunitense sarebbe più attrezzato ad affrontare l’emergenza. Da quanto si è appreso, nessun altro militare italiano è rimasto ferito nell'attentato.

La vittima rumena è invece un caporale della polizia militare, Bogdan Hancu, di 28 anni. La Polizia militare rumena ospitata a Camp Mittica è formata da 100 uomini. Da quanto si è appreso, gli italiani Enrico Frassinito e Carlo de Trizio si trovavano in Iraq da soli 13 giorni. Infatti erano arrivati a Nassiriya il 14 aprile scorso. Lattanzio, invece, era giunto in Iraq il 3 dicembre del 2005.

La dinamica dell'agguato
Da quanto si è appreso, i militari stavano percorrendo una strada a sud-ovest dell'abitato di Nassirya quando è avvenuto l'attentato. Un ordigno collocato al centro della carreggiata è esploso al passaggio del convoglio e ha colpito la camionetta italiana, che si staca recando al Pjoc (Provincial Joint Operation Centre, la sala operativa integrata delle Forze di sicurezza della Provincia). Il convoglio era formato da quattro veicoli protetti del Reggimento carabinieri della Msu (Multinational Specilaized Unit) con a bordo un Ufficiale dell'Esercito, 15 militari dell'Arma dei carabinieri e un graduato della Polizia Militare rumena.

I militari avevano il compito di rilevare il personale in servizio presso un comando locale della polizia irachena. Il maggiore Marco Mele, portavoce del contingente italiano in Iraq ha riferito che l'attentato è avvenuto in un punto di «un percorso stradale noto e che i militari italiani percorrevano da quasi tre anni». Mele ha anche sottolineato che nonostante l'area di Nassiriya sembri essere più tranquilla rispetto ad altre del Paese iracheno, «in realtà la situazione è sempre potenzialmente a rischio». Quanto al clima che si respira tra i componenti del contingente italiano, il portavoce ha detto che «la vigilanza resta alta, è questo un colpo da ko e però ci risolleveremo. Ricordiamo che la nostra è una missione di sicurezza, umanitaria di collaborazione con le autorità locali per la convivenza civile e andremo avanti».

L'attentato con una granata perforante
Gli organismi investigativi e di intelligence che stanno indagando sull'attentato di Nassirya hanno fatto sapere che non è ancora chiara la matrice dell'attentato. Secondo gli artificieri che hanno analizzato gli ordigni «improvvisati», i cosiddetti IED (Improvised Explosive Device), al passaggio del convoglio italiano è esplosa una granata perforante. Il mezzo, secondo le prime ricostruzioni, ha subito esternamente danni limitati mentre l'interno è stato completamente distrutto dall'esplosione, le cui fiamme hanno avvolto i militari che viaggiavano sul mezzo.

Gruppo Sadr nega ogni responsabilità
Dopo l'agguato, il gruppo facente capo al leader radicale sciita Moqtada Sadr ha fatto sapere di non essere coinvolto nell'attentato. "Non abbiamo alcuna cognizione di chi possa essere dietro l'attacco" ai soldati italiani a Nassiriya, ha detto un deputato iracheno portavoce del gruppo parlamentare del leader radicale sciita Sadr. "Al contrario - ha aggiunto - abbiamo accolto con favore le dichiarazioni del nuovo candidato premier italiano che ha promesso di stilare un calendario per il ritiro delle truppe inviate dall'Italia in Iraq".

La gente di Nassiriya protesta in strada
Intanto, nelle strade di Nassiriya si sono raccolte molte persone che protestano contro l'accaduto. C'è chi non nasconde la rabbia e chi si dice pronto a donare il proprio sangue per il ferito italiano. "Anche se appartengono alle forze straniere - ha detto una donna - i militari italiani stavano semplicemente facendo il loro lavoro". E un contadino ha aggiunto: "L'uccisione di soldati è da condannare come quella di civili: gli italiani sono impareggiabili in fatto di cooperazione e rispetto, perché colpire proprio loro?". La polizia sta setacciando tutta la città alla ricerca dei responsabili dell'attentato.

Cordoglio Usa: "Continuate ad aiutare l'Iraq"
Gli Stati Uniti hanno espresso il proprio cordoglio per l'uccisione a Nassiriya dei tre militari italiani e di uno rumeno.  "E' importante che l'Italia, che ha sempre mostrato una forte determinazione di aiutare il popolo iracheno, continui ad aiutarlo e mantenga la stessa volontà", ha detto Kurt D. Volker, assistente del segretario di Stato e responsabile degli affari europei.

Volker, che è il stato primo esponente dell'Amministrazione a commentare a Washington la tragedia di Nassiriya, si è anche detto "addolorato" per l'accaduto e ha assicurato che il popolo americano è vicino a quello italiano in questo momento. In ambienti vicini all'Amministrazione e diplomatici, a Washington, si coglie la sensazione che l'attacco contro gli italiani possa essere "un atto deliberato" per "mettere alla prova" la fermezza in Iraq della coalizione di centro-sinistra che sta per assumere il potere in Italia.

Il governo: "Ritiro progressivo da Iraq nel 2006"
"Quanto è successo a Nassirya conferma la necessità di proseguire senza incertezze l'attività fin qui svolta in stretto coordinamento con le autorità irachene democraticamente elette e con i paesi impegnati nella missione approvata dall'Onu". Lo ha precisato in un comunicato il Consiglio dei ministri. "I nostri sforzi - prosegue il comunicato - sono diretti al progressivo disimpegno nel corso del 2006 della presenza militare e al contemporaneo rafforzamento della componente civile della nostra assistenza alla popolazione".