I PIU'CERCATI
Afghanistan, il modello tedesco
Editoriale da "Il Foglio"
Ieri al Bundestag è cominciato il dibattito sull'invio di sei Tornado da ricognizione da inviare - insieme con 500 soldati - in Afghanistan. I capigruppo di Unione e Spd hanno dato libertà di voto. La Germania, che schiera un contingente di tremila uomini nel nord del paese, viene così incontro alle richieste della Nato per riorganizzare l'Alleanza in vista dell'offensiva talebana di primavera. Formalmente i Tornado saranno impiegati per ricognizione, ma il dibattito politico delle ultime settimane ha lasciato pochi dubbi su quello a cui potrebbero essere chiamati i soldati tedeschi: la guerra. Semplicemente e brutalmente la guerra. Ieri il ministro della Difesa Jung e quello degli Esteri Steinmeier ribadivano che la Germania non può sottrarsi dal dare aiuto alle forze Nato e al contempo escludevano un diretto coinvolgimento nei combattimenti, ma il portavoce dei socialdemocratici, Rainer Arnold, ha chiesto di smetterla con la falsa distinzione tra le forze "buone", quelle Isaf, e "cattive", quelle di Enduring Freedom, tenendo conto che il mandato della Nato contempla l'intervento diretto contro i talebani, possibilità che tutela peraltro l'incolumità dei soldati tedeschi.
L'Italia questa trasparenza non può e non vuole averla. Il premier Prodi si richiama alla politica tedesca - era la cancelliera Merkel la grande ispiratrice del nostro esecutivo appena nato - ma non ha né i metodi né la sostanza dell'approccio pragmatico di Berlino, che pure potrebbe giocare la carta della discontinuità col passato. L'Italia è passata dalla guerra che si fa ma non si dice alla guerra che non si fa più, perché mancano mezzi e copertura politica. Al Pdci non piace che ci siano Predator in Afghanistan, e così il ministro della Difesa Parisi è costretto a ripetere che sono soltanto da ricognizione, che non faranno mai male a una mosca. L'ex ministro Martino aveva promesso l'invio di sei cacciabombardieri e, durante un question time, ne chiese conto a Parisi, il quale cerca di parlare il meno possibile delle potenzialità belliche dei tre aerei da trasporto e tre da ricognizione inviati dall'Italia. Intanto nella provincia di Farah, i nostri soldati sono impegnati a fianco degli americani contro le crescenti infiltrazioni di talebani. Intervengono soprattutto le nostre forze speciali poiché fanteria, mezzi protetti, artiglieria e velivoli da combattimento scarseggiano, se non mancano del tutto. E il risultato è che le nostre truppe sono esposte a sempre maggiori rischi.
