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5/11/2009

Abu Mazen: "Non mi ricandiderò"

Presidente dell'Anp sul voto di gennaio

Il presidente dell'Anp, Abu Mazen, ha detto che non intende candidarsi alle elezioni palestinesi del 24 gennaio prossimo. "Ho già detto ai nostri fratelli dell'Olp che non ho alcuna voglia di candidarmi alle prossime elezioni", ha detto Abu Mazen in un discorso trasmesso in diretta dal suo quartier generale a Ramallah. Il presidente dell'Anp ha precisato che la sua decisione è definitiva.

(Afp)

L'annuncio di voler lasciare, Abu Mazen lo aveva dato qualche giorno fa dopo mesi di frustrazione determinata dallo stallo nel processo di pace e dal rifiuto opposto da Israele al congelamento degli insediamenti di coloni. Pur di raggiungere almeno questo risultato, il leader palestinese aveva messo sul piatto anche l'assenso al rinvio del voto all'Onu sul rapporto Goldstone, che punta l'indice sui crimini contro l'umanità messi in atto dallo Stato ebraico durante l'operazione "Piombo fuso" a Gaza.

Il gesto pragmatico gli era costato, ancora una volta, le critiche feroci di Hamas, che lo aveva accusato di essersi completamente venduto a Israele. Anche dopo il suo annuncio, il movimento fondamentalista lo ha invitato ad affrontare il giudizio dei cittadini: "Ammetta che il processo di pace è fallito, fermi i negoziati e faccia dei passi concreti verso la riconciliazione".

La "riconciliazione" cui si riferisce Hamas è quella che dovrebbe ricondurre a unità il frammentato mondo palestinese. Anche su questo Abu Mazen ha dovuto registrare una sconfitta cocente, da quando sono falliti i negoziati mediati dal Cairo. In quello che a molti è sembrato un discorso d'addio Abu Mazen ha mostrato tutta la sua stanchezza. Verso Hamas, che gli sottrasse il controllo di Gaza con un golpe dopo averlo sconfitto in regolari elezioni, e verso Israele, partner con il quale, dopo Annapolis, non è mai riuscito ad agganciare un vero contatto, soprattutto con il cambio della guardia al governo dello Stato ebraico: "Il problema è che Israele e il suo governo rifiutano tutto".
   
La delusione più grande, però, è arrivata per lui da Washington sulla questione degli insediamenti, che in una prima fase l'amministrazione Obama aveva posto come cruciale e quasi pregiudiziale: "Fummo ottimisti - ha sottolineato con amarezza Abu Mazen nel suo discorso - quando il presidente Obama annunciò la necessità di un completo congelamento degli insediamenti, compresa la 'crescita naturale' (concetto tirato fuori dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per giustificare le colonie in via di realizzazione)".

Ultimo aggiornamento ore 23:58

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