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30/10/2009

"Ictus: che cosa posso fare io?"

Persone comuni per battere la malattia

Tutti insieme contro l'ictus cerebrale. Una malattia per lo più fatale o con conseguenze gravemente invalidanti, con numeri importanti a livello mondiale: ogni anno nel mondo sono sei milioni le persone che ne muoiono. In Europa l'ictus rappresenta la prima causa di disabilità a lungo termine ed è la terza causa di morte. Colpisce una persona ogni 20 secondi ed ogni anno ne uccide circa 650mila. Siamo per lo più portati a pensare che un'emorragia cerebrale sia un evento davanti al quale ci si trova del tutto impotenti, ma in realtà le cose non stanno più così: se si è soccorsi entro le primissime fasi ci si può salvare e ridurre il danno. Per questo, in occasione della Quinta Giornata Mondiale dell'Ictus cerebrale, è stata lanciata la campagna ''Stroke - What can I do?'', ossia "Ictus: che cosa posso fare io?"

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Scopo dell'iniziativa è sollecitare le persone, sia a livello individuale sia collettivamente, a mettere in atto una serie di azioni in grado di contrastare la patologia, coinvolgendo non solo i medici, ma anche impiegati, casalinghe, manager, dall'associazione no profit al governo. I dati che riguardano questa grave patologia sono preoccupanti  In Italia, infatti, i malati, sono 200mila ogni anno: di questi 40mila muoiono entro breve termine e altrettanti perdono completamente l'autosufficienza, cambiando radicalmente la loro vita e quella delle loro famiglie.

“La diagnosi precoce e l’intervento terapeutico adeguato potrebbero significare una diminuzione di questo grave carico sociale ed economico, del 20-30%” sottolinea  Maria Luisa Sacchetti, neurologa vascolare presso l’ Az. Policlinico Umberto I di Roma e Presidente della Federazione Alice Italia Onlus. “Non dobbiamo dimenticare –  ha infine aggiunto il dott. Roberto Sterzi, Direttore SC Neurologia dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca' Granda - che l'ictus può colpire anche persone giovani e che vi sono differenze di genere che rendono il peso dell'ictus diverso nelle donne, sia come pazienti sia come figure di accudimento, diverso da quello degli uomini".  Il medico spiega anche che per l'ictus molto si può fare sia nella fase di prevenzione, che nel momento della malattia e della continuità assistenziale. 

"La diffusione della trombolisi – ha concluso il dott. Sterzi -  e dei centri dedicati agli ictus ("stroke unit") negli ospedali può ridurre di molto la mortalità e la disabilità". Si può dire che in questo caso il tempo è un fattore cruciale: in caso di attacco, ogni minuto si perdono 2 milioni di neuroni e 14 km di fibre nervose, ogni ora 120 milioni di cellule e 714 km di fibre!). Eppure è possibile riconoscere i tre segni di allarme, in presenza dei quali occorre chiedere aiuto immediatamente, o soccorrere con rapidità la vittima: riguardano la mimica facciale, il movimento delle braccia e il linguaggio.

Mimica facciale:
Invitare il paziente a mostrare i denti o a sorridere: è normale se i due lati del volto si muovono bene e nello stesso modo. E' anormale se ci sono differenze tra il lato destro e quello sinistro del volto.

Spostamento delle braccia:
Il paziente chiude gli occhi e distende le braccia:  è normale se le braccia si muovono nello stesso modo. E' anormale se un braccio non si muove o cade giù.

Linguaggio:
Far pronunciare al paziente la frase: "Non si può insegnare trucchi nuovi a un cane vecchio":  è normale se la frase viene ripetuta correttamente. E' anormale se il paziente incespica sulle parole, usa parole inappropriate o non è in grado di parlare.

 


 

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