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3/7/2009

Immigrati, Cei: "ordine non basta"

Ddl sicurezza, intervento dei vescovi

"Di fronte al fenomeno complesso dell'immigrazione, è evidente che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico, che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri, risulta insufficiente". Lo ha detto il direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei, don Domenico Pompili che riprende quanto già affermato su questo tema dai vescovi italiani nello scorso maggio.

"Sulla questione dell'immigrazione vale anche oggi (cioè all'indomani dell'approvazione del ddl sicurezza) quanto affermato nel comunicato finale dell'ultima assemblea generale della Cei tenutasi lo scorso mese di maggio".  In quella occasione, aggiunge il portavoce Cei, i vescovi "hanno concordato sul fatto che si tratta di un fenomeno assai complesso, che proprio per questo deve essere governato e non subi'to".

"Incrementare le politiche di aiuto"
"Due azioni convergenti sembrano irrinunciabili - prosegue il prelato -: la prima consiste nell'impedire che i figli di Paesi poveri siano costretti ad abbandonare la loro terra, a costo di pericoli gravissimi, pur di trovare una speranza di vita. Tale problema esige di riprendere e incrementare le politiche di aiuto verso i Paesi maggiormente svantaggiati". "Solo migliorando le condizioni economiche e sociali dei Paesi di origine dei nostri immigrati si può togliere al fenomeno migratorio la propria carica dirompente", e questo "è un motivo in più perché l'Italia si attivi molto nella riformulazione" di "più giusti meccanismi di governo dell'economia mondiale".

"Il diritto a migliorare la propria condizione"
Pompili ha poi richiamato le parole pronunciate dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei nella prolusione all'ultima assemblea dei vescovi. Accanto al "valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili", disse il cardinale, "ce ne sono altri, come la legalita', l'affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto di asilo, la sicurezza dei cittadini, la liberta' per tutti di vivere dignitosamente nel proprio Paese, ma anche la liberta' di emigrare per migliorare le proprie condizioni da contemperare naturalmente con le possibilita' d'accoglienza dei singoli Paesi, o magari solo per arricchirsi culturalmente".

Bagnasco: "Necessaria strategia più vasta"
"Motivo per cui - proseguiva Bagnasco- il singolo provvedimento finisce con l'essere fatalmente inadeguato se non lo si puo' collocare in una strategia piu' ampia e articolata che una nazione come l'Italia deve darsi a fronte di un fenomeno epocale come la migrazione di intere popolazioni. La geografia infatti ha connesso un elemento, per cosi' dire, vocazionale, un'indole che connota il Paese in rapporto alla sua collocazione storico-ambientale".

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