"Ci sono alcuni elementi come la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, il Senato delle Regioni su cui c'è la possibilità di fare riforme condivise". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ricordando l'articolo 138 sulle modifiche costituzionali: "Include anche un referendum, nel caso in cui la maggioranza sia inferiore ai due terzi e, quindi, non sia più ampia di quella di governo".

La bussola che il presidente della Camera indica sul cammino delle riforme e' la Costituzione e le procedure che mette a disposizione delle forze politiche intenzionate a percorrere quella strada. "In teoria ci sono alcuni punti in comune sui quali si puo' realizzare una collaborazione sulle riforme", dice riferendosi appunto alla riduzione del numero dei parlamentari, al bilanciamento tra esecutivo e legislativo e alla attuazione del federalismo.
"In teoria c'e' la possibilita' di riforme largamente condivise. Se c'e' la volonta' si fa", ma il modo in cui procedere e' altrettanto importante e qui arrivano le puntualizzazioni del presidente della Camera. "I padri costituenti scrissero l'art. 138, per cui si puo' fare una riforma a maggioranza ma siccome la Costituzione e' di tutti bisogna mettere in conto che e' previsto anche un referendum se la maggioranza che approva le riforme non e' quella dei 2/3, e quindi se non e' una maggioranza piu' ampia di quella che esprime il governo".
Fini si mostra fiducioso sulla possibilita' "che questa legislatura non si concluda, come altre, con un nulla di fatto sulle riforme" ma, come spesso ricorda in questi ultimi tempi, ci sono precedenti da ricordare: "E' gia' stata fatta una riforma a maggioranza che poi fu sottoposta a referendum dal quale venne bocciata. E in base all'esperienza recente che auspico una riforma condivisa".
Proseguendo il ragionamento sulle istituzioni per le quali e' piu' naturale sviluppare un confronto, Fini invita a ricordare che "la dialettica in certi momenti puo' essere piu' o meno polemica ma deve essere, sempre e comunque, all'insegna del rispetto reciproco e del dettato della Costituzione". "L'unico rimedio - riprende - sarebbe quello di ingessare i momenti di confronto ma questo comporterebbe anche una paralisi e il rischio di una maggiore perdita di credibilita'".
Finocchiaro (Pd): "Berlusconi piccona democrazia"
"Da Berlusconi è arrivata l'ennesima picconata alla democrazia italiana e alle più alte istituzioni del nostro Paese". Lo afferma la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro. "Con le sue 'bugie' populiste e demagogiche il premier - aggiunge - alimenta un'idea deformata della nostra democrazia e dello stato di diritto. Appellandosi al popolo cerca di trasformarsi in 'eletto' che tutto può e tutto distrugge. Si tratta di una deriva pericolosissima".
