Diecimila cordoni conservati, diecimila vaccini donati. La SSCB Swiss Stem Cells Bank, la banca svizzera delle cellule staminali di Lugano, ha donato all'Unicef diecimila vaccini antipolio. Un regalo fatto in occasione di un importante traguardo raggiunto: i primi 10mila campioni di cellule cordonali raccolti in Italia e crioconservati nel laboratorio di Lugano. Un regalo consegnato nelle mani del presidente Veca nel giorno del ventesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia del 1989.

"Da cinque anni proponiamo alle mamme l’opportunità di preservare il tesoro che il sangue del cordone ombelicale contiene, mettendolo in “banca” per il futuro del loro figlio. E proprio continuando con l’attenzione verso i bambini, abbiamo deciso di aprire donare all’Unicef diecimila vaccini che potranno salvare loro la vita", spiega Paolo Martinelli, direttore generale di SSCB. "Ringraziamo SSCB per questa scelta di estrema sensibilità -ha detto il presidente Veca- Davanti al fatto che ogni 6 secondi un bambino muore nel mondo, l’indifferenza è il nemico peggiore.
Lugano e Como sono vicine: questa vicinanza ha permesso di dare vita a una forma di sostegno internazionale per salvare dei bambini". Il problema della diffusione della poliomelite tra i Paesi più poveri è infatti molto sentito dall’Unicef. Grazie alle campagne che l’associazione umanitaria porta avanti da tempo, molti passi in avanti sono stati fatti; ma resta ancora tanto da fare. Ad oggi, infatti, sono ancora quattro i Paesi nel mondo in cui la polio è endemica, rispetto agli oltre 125 registrati nel 1988: Afghanistan, India, Nigeria e Pakistan. L’impegno contro la polio diventa necessario perché, come riferisce l’Unicef, «è importante non abbassare la guardia contro una malattia che rischia di riemergere proprio mentre lo sforzo congiunto della comunità internazionale la stava portando all’estinzione».
"Per quanto piccolo, con il nostro gesto vorremmo dare un futuro migliore a diecimila bambini», continua Martinelli. I diecimila campioni conservati nei laboratori di via Tesserete, all’interno del Cardiocentro Ticino di Lugano, sono stati raccolti in poco meno di cinque anni di attività. «Segno che tra le mamme italiane c’è molta attenzione sulle opportunità che le staminali cordonali possono offrire», prosegue Gianni Soldati, direttore scientifico di SSCB. La scelta di conservare le staminali cordonali è stata fatta da soprattutto da mamme residenti nel nord Italia –il 68% contro il 22 delle regioni del centro Italia e poco meno del 10 nel sud- e con più di 30 anni (88%).
«Ma la sensibilità su queste tematiche sta crescendo», prosegue Soldati. «Ad oggi è approvata l’applicazione di queste cellule in terapie per il trattamento di alcuni tipi di tumori maligni come leucemia, neuroblastoma, linfoma di Hodgkin e il mieloma multiplo. Ma anche in casi di altre malattie, come anemie, talassemie, sindromi di Fanconi, Evans e Kostmann, ed in alcune malattie correlate al sistema metabolico e alle immunodeficienze». Il campo di applicazione delle staminali cordonali, tuttora vasto, è destinato ad ampliarsi ulteriormente, visti gli oltre duemila studi clinici in corso con cellule staminali ed i quasi 130 studi clinici con cellule staminali da cordone ombelicale nel mondo.
