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I PIU'CERCATI

4/10/2004

Rem, il rock contro Bush

Anche Springsteen si è schierato

"Le azioni del governo di Bush sono pericolose e i cittadini devono poter esercitare i loro diritti, per primo quello al voto", così il bassista dei Rem, Mike Mills. La band è tornata con il nuovo album "Around the sun". Dopo un tour politico negli States con Harper, Pearl Jam, James Taylor e Springsteen, il gruppo di Athens sarà in Italia nel 2005, il 15 (Milano) e 16 (Bolzano) gennaio.

La tournée attraverso gli Stati Uniti, per convincere gli americani al voto (il "Vote for change tour"), ha preso il via il primo ottobre è toccherà nove stati. "Abbiamo sentito il dovere, in quanto cittadini americani - ha affermato ancora il bassista Mike Mills - di impegnarci affinché venga eletta la persona giusta alla presidenza. Anche gli altri artisti che prendono parte a questo tour sono più o meno impegnati, a seconda dei casi, ma tutti siamo convinti che queste elezioni siano particolarmente importanti: magari non vincerà Kerry, ma vogliamo impegnarci lo stesso per sensibilizzare al voto". Il problema, aggiunge Peter Buck, è che la maggioranza degli elettori repubblicani è gia' motivata a votare, mentre bisogna spingere alle urne i cittadini di centro o di sinistra, ossia i sostenitori dei democratici.

Dure le critiche all'attuale presidente che, secondo i Rem "usa la paura degli americani per mantenerli nello spavento e, anche se ogni giorno in Iraq muoiono molti soldati americani e molti civili iracheni, lui si presenta come quello che tiene il terrorismo lontano da casa".
La scelta di campo è chiara, via Bush, avanti il candidato democratico: "Kerry è intelligente, già questo sarebbe un grande cambiamento rispetto a Bush - ha ironizzato il cantante Michael Stipe - ha un passato di impegno e, anche se non mi trovo del tutto d'accordo con lui, riconosco che ha esperienza e anche questo - ha aggiunto sorridendo - sarebbe un altro bel cambiamento". Kerry, inoltre, "viaggia, parla diverse lingue straniere, ha fatto la guerra e sarebbe almeno consapevole di ciò che potrebbe andare a fare, mentre Bush - ha sottolineato Stipe - ha già premuto il pulsante sbagliato".

Sulla guerra, hanno raccontato i Rem, "ora l'America è divisa a metà, tra chi è pro e chi contro, ma di sicuro con Kerry l'intervento non rimarrà unilaterale come è ora". Certo è che, secondo il leader della band, l'attuale sistema rappresentativo dominato dai due grandi partiti non basta più a rappresentare davvero una nazione così grande, in tutti i sensi, come l'America. Nonostante il disagio politico che innerva il nuovo album, le sonorità sono tipicamente alla Rem, ariose, come nel singolo 'Leaving New York', ispirate al tema dell'ascensione, diventato caro a Stipe negli ultimi anni. "Non parlo di dicotomia tra cielo e terra - ha precisato - ma di una situazione di stallo da cui dobbiamo uscire, elevarci per passare alla fase successiva". Un fase in cui, sperano i Rem, che non vogliono assolutamente essere definiti 'una band politica', il rock non sara' costretto a scendere in campagna elettorale.