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31/8/2007

"Vorrei cantare Toxic di Britney"

Donà presenta il suo cd al Tgcom

E' una delle cantautrici italiane più apprezzate all'estero (il suo "Cristina Donà" ha avuto quattro stelle nella recensione della prestigiosa rivista inglese Mojo), meno conosciuta nel nostro Paese. Con le dolci melodie di "La quinta stagione" Cristina Donà punta in alto. "Propongo un pop elegante", spiega Cristina che inaspettatamente aggiunge: "Toxic della Spears è uno dei brani meglio arrangiati, vorrei cantarla ma l'ha già fatto Sarah Jane Morris".

La Donà per il suo stile è sempre stata paragonata alla britannica P.J. Harvey, una associazione che le è sempre stata stretta e che spera, con il nuovo disco di aver lasciato definitivamente alle spalle. L'artista propone dieci canzoni inedite essenziali, senza troppa enfasi "elettronica" per proporre una sonorità che infonda pace e serenità. Non a caso il titolo "La quinta stagione" è stato scelto perché "riprende una teoria della medicina tradizionale cinese, un periodo intermedio tra l'estate e l'autunno. Un momento propizio - spiega l'artista - per preparare il corpo e lo spirito all'arrivo del freddo e quindi delle difficoltà". Un disco con una nuova etichetta discografica, la major Emi, dopo anni sotto il marchio indipendente Mescal. Che ci sia il prossimo Sanremo in arrivo? Chissà...

Nel suo diario online scrive "Ho la testa piena (...) Lasciatemi riposare, lasciate che ci sia silenzio". Ha voluto anticipare il motivo che l'ha spinta a comporre "La quinta stagione"?
Esattamente. Ho scritto quei versi durante il periodo di gestazione del disco. E' stato un anno duro, difficile questo per me. Culminato con la morte di mio padre ad aprile. Ero bisognosa di pace e di silenzio. E ho cercato un modo per calmare questa inquietudine. La canzone "Settembre" è infatti una richiesta di aiuto...

L'ha trovato l'aiuto di cui aveva bisogno?
Sì. Ad esempio "Universo" parla di qualcosa che manca. Ma è anche un brano di speranza e trasformazione. Un certo distacco delle cose, non dal dolore, ci aiuta a valutare meglio quel che ci accade intorno.

Perché questo disco è diverso dai precendenti? Sembra abbia abbandonato la matrice rock...
Quando ho iniziato a suonare la melodia non era il mio obbiettivo, volevo lavorare di più sui testi per creare canzoni che mi potessero sorprendere. Mi sono resa conto col tempo che in realtà avevo un'esigenza molto forte della melodia. E Robert Wyatt (ex cantante e batterista dei Soft Machine, che conosce Cristina dal 1997, ndr.) è stato illuminante. Quando abbiamo iniziato a collaborare mi ha detto 'il testo è il testo, ma deve venir fuori la musica'.

La Cristina di oggi sembra molto diversa da quella che ha occupato l'Accademia di Belle arti di Brera negli anni '90...
E' stato l'anno più bello. Io mi sono diplomata in scenografia ed era assurdo che non ci fosse un teatro per far pratica. Dopo quattro anni di teoria mi sono dovuta arrangiare e ho lavorato in teatri di posa. E' triste che sia famosa come scuola, ma che non offra gli strumenti giusti per uscire con una preparazione adeguata. Ho imparato di più al Liceo artistico.

Cosa ricorda dei giorni dell'occupazione?
Ho organizzato un concerto con alcuni artisti tra cui gli Afterhours, è stato allora che ho conosciuto Manuel Agnelli con cui poi ho collaborato successivamente, e i Ritmo Tribale. Una bella serata anche se l'acustica era pessima. Ci abbiamo messo due giorni per pulire a terra, c'era una tale sporcizia!

Ha una carriera vissuta senza ansia. Che ne pensa delle star americane che poi si "bruciano" in poco tempo come Britney Spears?
Credo che lei abbia fatto delle cose buone. Ad esempio Toxic è uno dei brani meglio arrangiati degli ultimi tempi. Se la ascoltate bene ci sono moltissimi strumenti che si distinguono. Certo... chiunque avrebbe potuto cantarla. A volte è importante anche 'l'involucro' e lei... Lasciamo stare.

Perché in America stanno posticipando molte uscite? Sembra che le case discografiche siano terrorizzate dai flop degli ultimi dischi degli artisti...
Il problema è sempre lo stesso, credo che ci sia troppa carne al fuoco. Le major pensano e sono convinte che al pubblico piaccia sempre la solita musica. Ma non è cosi e il crollo delle vendite sono una dimostrazione lampante.

C'è un artista italiano che apprezza in particolar modo?
I Baustelle.

Chiudiamo l'intervista con un altro suo verso "Un monaco fa un buco nel lago ghiacciato e trova la sua salvezza". Qual è stata la salvezza di Cristina?
Aver vicino un uomo come Davide (Sapienza, scrittore e giornalista, ndr.), mi ha cambiata molto. Io non ero così prima...

Andrea Conti