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10/3/2008

Grande show degli Eels a Milano

Spazio anche al film sul padre di E

Ritorno in grande stile degli Eels dal vivo in Italia. Nella data di Milano di venerdì 7 marzo, nella Sala Verdi del Conservatorio, Mark Oliver Everett, in arte E, ha dato vita a uno show di quasi tre ore in supporto di Meet The Eels: Essential Eels e di Useless Trinkets, rispettivamente una compilation dei maggiori successi della band e una raccolta di rarità e lati b registrati nel corso di dieci anni di carriera.

Lo spettacolo inizia con la proiezione di Parallel Worlds, Parallel Lives, l'acclamato documentario della BBC dedicato al viaggio di E sulle tracce del padre, Hugh Everett III, genio della fisica e creatore della cosiddetta interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, la cui difficile relazione con il figlio e la cui morte prematura sono diventate tra i maggiori motori emotivi della scrittura del leader degli Eels.

Un'ora di documentario, poi l'enorme telone che copre il palco si solleva e E entra in scena: dopo un paio di canzoni tratte dall'ultimo album Blinking Lights And Other Revelations ("A Magic World" e "Ugly Love"), Everett scherza con la sua tipica ironia sul suo italiano, e sull'italiano dell'ospite che sta per presentare. Arriva sul palco The Chet, che accompagnerà E con grandissima maestria per tutta la serata, tra chitarre, tastiere e batteria.

An Evening With Eels, il tour con cui Everett sta "promuovendo" Meet The Eels è il perfetto specchio dell'idea che sta dietro alla compilation, l'altro lato ideale della medaglia che completa l'esperienza Eels: nel corso della serata E attraversa infatti con grande nonchalance tutta la sua vita, discografica e non, con il grande merito di far sembrare qualsiasi canzone, di due anni fa o di dieci, come se fosse appena stata scritta, le sensazioni appena passate attraverso gli occhi e il cuore di Everett.

Questa freschezza arriva al prezzo - ovviamente ben accetto - della trasformazione dei pezzi dal vivo rispetto alle forme originali del disco: le canzoni sono più brevi, perle a volte acustiche, a volte decisamente rock, che E e The Chet fanno vivere per una sola volta, una sola sera. Alterazioni che poi svaniscono, e tornano ad essere fantasmi, splendidi fantasmi, dei brani registrati e mandati alle stampe. Questa tensione tra la riproduzione dei classici della carriera degli Eels e le variazioni soggettive che E apporta al copione della sua vita on stage è emozionante, e cristallina, grazie alla bravura dei due musicisti sul palco, superlativi nella loro simbiosi artistica. Esempio lampante è il dialogo tra piano e batteria con cui E e The Chet strappano i maggiori applausi della serata: in coda a "Flyswatter" i due improvvisano una sorta di jam session che li vede prima duettare con E al piano e The Chet alla batteria, poi scambiarsi i ruoli senza nemmeno mancare una battuta, e poi ricambiare di nuovo posizioni.

Lo show degli Eels non è solo musica: gran parte dell'atmosfera è data anche dall'ironia dello stesso E, padrone indiscusso del palcoscenico, poeta di parole e musica ma anche intrattenitore nato e scrittore di successo. Sì, perché Everett ha anche pubblicato di recente Things The Grandchildren Should Know, la sua acclamata autobiografia (Rolling Stone ha definito E "il Kurt Vonnegut del rock", mentre Pete Townshend ha celebrato l'opera come "uno dei migliori libri mai scritti da un artista contemporaneo"), anch'essa in qualche modo protagonista dello show: nel corso dell'esibizione The Chet ha infatti letto (o, meglio, recitato) due passaggi tratti proprio dal libro di E. Spazio anche per il divertente siparietto della "fan mail" e delle recensioni del tour: E ha letto scherzosamente alcune lettere di fan sparsi per il mondo, e poi ha riportato al pubblico alcuni pareri che i suoi show oltremanica hanno riscontrato sui maggiori giornali britannici.

Il risultato finale è uno show ricco di sentimenti e di cuore, che ha alternato momenti energici e rock (come nel caso di "Souljacker Part I" e di "Bus Stop Boxer") a momenti riflessivi e quasi strazianti (come in occasione di "Jeannie's Diary", di "I Want To Protect You" e del primo dei due bis, "I'm Going To Stop Pretending I Didn’t Break Your Heart”). E e The Chet hanno conquistato il Conservatorio, completamente esaurito, con una performance perfetta e interpretata praticamente a occhi chiusi, tanto era l'intesa tra i due. An Evening With Eels è l’ennesima dimostrazione dell’immenso talento e della grande flessibilità di un uomo che ha saputo rialzarsi da tanti dolori, ricominciare a vivere, e ha trasformato tutte le tragedie della sua vita in sentimenti forti, in bagagli emotivi che con l'intimità di uno show del genere ha deciso di mettere in comune, per una sera, con una sala di perfetti sconosciuti che forse non si sono mai sentiti così parte di emozioni altrui.