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4/6/2008

Ruggeri:"Adesso racconto me stesso"

Nuovo album e tour per il cantautore

Dopo una vita passata a scandagliare e raccontare le vite degli altri Enrico Ruggeri canta se stesso, in un concept che mette in musica la vita del cantautore. Tutto questo è "Rock show" il nuovo album che Ruggeri presenta giovedì 5 giugno all'Alcatraz di Milano nella prima data ufficiale del tour estivo. E la televisione? "Fare 'Il bivio' mi diverte, ma resto un cantante e salire su un palco è impagabile" dice a Tgcom.

Ruggeri torna a tre anni di distanza da  "Amore e guerra", dopo il divertente intermezzo di "Regalo di natale", con un album solido, molto basato sulle chitarre e con un suono che guarda agli anni 70. Un album nel quale per la prima volta si mette in gioco in prima persona, mettendosi al centro della narrazione, in una serie di brani ispirati che tirano le somme di una vita passata sul palco. Come altre volte nel corso della sua carriera Ruggeri ha tirato fuori la sua anima più rock, e così, diretto e senza troppi fronzoli, sarà lo spettacolo che porterà in giro quest'estate.

Come mai questa voglia di raccontarti?
Quest'anno festeggio il trentennale della mia carriera e al posto di fare una raccolta o un disco dal vivo, ho sentito l'esigenza di raccontare la particolare vita di una persona che arriva a 50 anni e si rende conto di aver vissuto in una maniera strana. Una vita in cui tutti i rapporti sono stati condizionati dal fatto di essere una personaggio conosciuto e dall'essere cadenzati dalle tournée.

Sei sempre stato giudicato un grande osservatore degli altri. Com'è stato mettersi dalla parte dell'osservato?
Non si tratta di pura filologia. Ho anche usato delle metafore. Nella "Donna del campione" si esorcizza il momento del declino, mentre in "Leggo le carte" si parla di una persona da cui la gente va per farsi raccontare delle cose. Tutto è però incentrato su questo tipo di vita e di rapporti umani.

L'album ha una copertina particolare, dove sul tuo viso compaiono sia il trucco di scena che dei lividi. Ce la spieghi?
In quell'immagine si sintetizza come tutto, dalla parte esteriore più glamour alle ferite ricevute, diventi spettacolo. Quando la gente viene a sentirmi io racconto tutto. Non ha caso in "Rock show" dico "se c'è da vendere l'anima lo farò".

Hai mai avuto difficoltà a mettere a nudo la tua anima?
C'è sempre una forma di pudore ma raccontare in una canzone te lo fa superare. Ci sono cose che non racconterei mai di persona a qualcuno, ma in un pezzo si può fare. Questo d'altronde è un procedimento vecchio come il mondo.

Tra i lividi che la carriera ti ha riservato ce n'è stato uno particolarmente difficile da assorbire?
No, perché ho sempre vissuto questo mestiere in maniera non strettamente competitiva. Anche a me è capitato di provare delusione di fronte a qualcuno con poco talento che per qualche motivo mi passava davanti. Ma non è una cosa per cui non dormo la notte. Avevo il sogno di scrivere almeno una canzone che venisse pubblicata e sono al 26.mo album, sognavo di pubblicare almeno una riga e ho scritto cinque libri. Avevo persino il sogno di giocare a pallone e sono il presidente della Nazionale cantanti. Cosa potrei chiedere di più?

Parliamo di tv. "Il bivio", la trasmissione che conduci su italia 1, ha un successo crescente. Come ti trovi in questo nuovo ruolo?
Mi sento molto a mio agio a fare "Il bivio". Ma è una situazione particolare, non mi sento come uno che sta facendo televisione e non credo sarei altrettanto felice a fare i pacchi o la ruota della fortuna.

Massimo Longoni