11/11/2007

Atalanta-Milan fermata dagli ultras

Dopo 7' Saccani decide la sospensione

Partita sospesa a Bergamo. L'arbitro di Atalanta-Milan ha deciso di mandare tutti negli spogliatoi dopo le proteste dei tifosi orobici che hanno anche tentato di invadere il campo rompendo il vetro di recinzione. A nulla è valso l'intervento dei giocatori dell'Atalanta per placare gli animi. La sospensione, dopo alcuni minuti è diventata definitiva. A Milano sassi contro il Commissariato da parte di tifosi laziali.

Un pomeriggio ad alta tensione, trascorso tra voci che si rincorrevano, tragiche certezze e una rabbia sinistra. Bergamo è stato il teatro della rottura che tutti attendevano, il simbolo di una giornata nera per il calcio italiana, l'ennesima. Quel cancro chiamato 'tifo violento', quella bestia pronta a digrignare i denti e divorare ogni sana passione e ogni accezione della parola 'gioco', sempre più stonata se pronunciata nei pressi del calcio, ha fatto un'altra vittima. Ha condito nuovamente la domenica degli appassionati con quel veleno che tutti eviterebbero a parole, che ognuno condanna, ma che qualcuno distilla in quantità o imbottiglia con la sua omertà.

La notizia della morte del povero Gabriele Sandri, il tifoso laziale deceduto durante gli scontri nell'area di servizio di Badia al Pino, ha raggiunto entrambe le tifoserie, quella atalantina e quella milanista, nella tarda mattinata di domenica. La reazione è stata la partenza del tam tam tra i capi ultras delle varie curve di serie A e, quando la versione diffusa dalla tifoseria biancoceleste da Milano ha cominciato a prendere piede, il bersaglio di tutti sono diventate le forze dell'ordine. I cori di San Siro sono diventati quelli dell'Atleti Azzurri d'Italia: una sorta di 'caccia' alla divisa che è parso subito un segnale lugubre per il prosieguo della giornata. L'idea di non permettere la disputa della partita si è fatta largo quasi immediatamente, mentre al 'Meazza' solo la scelta di rinviare il match ha risparmiato incidenti e 'blocchi stradali' per i pullman delle squadre. Poi, i primi scontri, con i milanisti e le forze dell'ordine a contatto e gli atalantini, storicamente rivali dei rossoneri per il gemellaggio esistente tra Milan e Brescia, a dare manforte alla tifoseria avversaria. Un clima che è continuato, tra cariche e lacrimogeni per cercare di placare la furia ultras, fino al fischio d'inizio. Bengala in campo, 'avvertimenti' per nulla velati, la necessità di testimoniare che loro, i tifosi, quella partita non volevano vederla. Al 7', poi, lo sfogo è diventato reato: i sostenitori nerazzurri hanno provocato l'interruzione della gara, minacciando l'invasione di campo e sfondando le barriere in plexiglass. Tutti negli spogliatoi e situazione surreale per i tifosi del Milan, bloccati all'interno dello stadio per l'inopportunità di un'eventuale scorta che li accompagnasse alla stazione. Il rinvio del posticipo dell'Olimpico tra Roma e Cagliari è stata la logica conseguenza di un clima pesantissimo, mentre Ruggeri ha scelto di investire i legali della società orobica del compito di adire vie legali nei confronti dei tifosi protagonisti delle intemperanze filmate dal circuito chiuso dello stadio lombardo. Immagini che stordiscono e indignano, come la sensazione che un'altra sconfitta del pallone, nonostante gli altri settori dello stadio si siano apertamenti schierati contro la follia della curva, sia andata in scena sul palcoscenico di Bergamo.