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19/11/2009

Morandi, grazie a tutti

Il telebestiario di Francesco Specchia

C’è qualcosa di tenero, di nostalgico, perfino di romanticamente struggente nello show “Grazie a tutti”, di Gianni Morandi. Un show che, così, dal titolo, sembra un vecchio intercalare di Walter Veltroni, e invece è solo un vecchio programma di Bibi Ballandi riverniciato con la vernice della “qualità”. Un programma che, per un inspiegabile sortilegio, suscita emozioni nuove e salva la cabeza al direttore di Raiuno Mazza, il quale finora, di tv, sembrava non aver capito l’oggetto stesso del suo cognome (la mazza, appunto).

Uno dice: Dio, c’è poco da discutere su quattro milioni di ascoltatori medi che diventano otto milioni e passa durante la performance di Renato Zero che canta Morandi che canta Zero; mentre tutti e due, i cantanti, si rappresentano come bambini degli anni 50 con un futuro radioso dietro le spalle (“ma secondo te, diventerò famoso? Io volevo fare il ciabattino come il mio papà…”, chiede Giannino a Renatino, il quale ribatte: “’ando vai con quelle manone, al massimo puoi fare il cantante..”).

E c’è pochissimo da sfruculiare sull’ospitata di Fiorello, divertito ospite con coppola; o sulla performance roboante di Albano Carrisi il quale sospira, ricordando i “vecchi tempi” in cui i cantanti in tournee si scambiavano i sintetizzatori e le ragazze. Bravi. Bravi, non v’è dubbio alcuno. Uno dice: c’è davvero, in tutto questo, qualcosa della fragrante tv d’una volta, Canzonissima, Celentano quando canta e senza pause, il Cantagiro, Sorrisi e canzoni, il quartetto Cetra che cantava in qualsiasi posizione, Mina e Renato Rascel che cantando cantando rendevano anche gli sceneggiati più farraginosi, lampi di puro talento. Canta, canta che ti passa. Ora, Morandi che fa il botto nell’epoca della tv digitale e di Internet dovrebbe far pensare.

La cosa dovrebbe attizzare argomenti tipo la qualità che paga, i vecchi leoni che ruggiscono ancora, la classe delle pantere grigie che sommerge la tv trash dei reality e dei talent, e tutte quelle robe lì, armamentario di una retorica già udita. E siccome è già udita, qui ne facciamo a meno. E andrebbe tutto bene se non ci fosse l’importante elemento che rende l’esatta misura della paraculata sublime di Bibi Ballandi: l’inserimento come co-protagonista di Grazie a tutti, di Alessandra Amoroso. Simpatica e arcigna, dal sorriso largo, ninfetta del Tavoliere (magra è molto più carina…), stazionatrice oramai quasi perpetua delle hit, vincitrice di Amici, la Amoroso è il vero valore aggiunto del ciclico ritorno morandiano. Non ci sono cavoli. Considerando che la ragazza è la vera stella del nuovo firmamento canoro in grado da fare da ponte tra le nuovissime generazioni (che masticano musica dall’Ipod e da Mp3) e le nonnine di famiglia, l’inusitato alto ascolto di Raiuno si deve soprattutto a lei. Perchè – parliamoci chiaro - il programma morandiano non è in nulla differente dal precedente o dal successivo. E Raiuno, onestamente, tra Clerici vagante e Salemmi vari, ha sfibrato il varietà, fino a farlo arretrare ad un avanspettacolo d’antan. Non sappiamo se con queste straordinarie paraculate la tv pubblica si potrà evolvere; di certo, però, regge il ritmo d’ascolto dei competitor e di questi tempi e grasso che cola.

Ci sarebbe da fare anche un discorsetto sulle tendenze geriatriche della tv, e sulle necessarie diversificazioni. Un conto è salvare il Mago Zurlì dalla pensione (all’Alfonso Signorini Show su RadioMontecarlo sono arrivate email a fiotti per preservare Cino Tortorella, come si faceva con i Panda); un conto è richiamare Raffaella Carrà. Un conto è riarruolare Paolone Limiti che ha un pubblico che spazia dai ragazzini delle medie ai ricoverati in ospedale, e che conosce a memoria la tv americana moderna e ti anticipa perfino i telefilm di qualità; un conto è ciucciarsi Osvaldo Bevilacqua. Poi dice che i conti, alla tv di Stato non tornano mai…

Francesco Specchia

Ultimo aggiornamento ore 19:37

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