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8/2/2010

"Alla Ventura ho dato la vita"

Lele Mora si confessa a Domenica 5

Di bene, dice, ne ha fatto tanto. E invece, in cambio, sta ricevendo solo ingratitudine. Così Lele Mora, intervistato a Domenica 5 parla dei suoi 'protetti' che adesso gli hanno voltato le spalle e fa nomi eloquenti: Simona Ventura alla quale, dice, "ho dato la vita", o Manuela Arcuri "che ha più di qualche scheletro nell'armadio". E non solo. "Nell'editoria - racconta Mora - ho aiutato molti direttori di giornali".

Ma più di tutto, è amareggiato per la Ventura: "Ad alcuni ho dato tanto - spiega - a Simona, per esempio, ho dato la vita, ho dato più a lei che a tutti gli altri artisti della mia agenzia, e poi mi sento dire da lei che in Rai, (come se fosse sua) non fa entrare nessuno dei miei artisti; questo e' un grande tradimento"

"Un'altra, che, poverina, non è una grande artista, ma che quando stava con me ha guadagnato tanti soldi, è Ana Laura Ribas, che oggi si è fidanzata con l'uomo a livello comunicativo più importante, che lavora da Santoro, ma non voglio fare il nome; è vissuta a casa mia, l'ho mantenuta, l'ho portata in vacanza... questa è gente che mi ha fatto male perché sono persone che ho aiutato a vivere".

E non risparmia nemmeno la Arcuri, anzi. "Manuela - precisa - ha dichiarato che da quando è venuta nella mia agenzia le cose le sono andate male, ma io le rispondo che lei da me ha avuto tanto aiuto e le ho fatto guadagnare tanti soldi. Lei dice di non avere scheletri nell'armadio, ma io dico che ha più di uno scheletro, perché lei ha vissuto anche a casa mia in Sardegna e io ho gli occhi per vedere, ma non parlo".

Poi, aggiunge, "nell'editoria ho aiutato molti direttori di giornali, ma per fare i giornali e dare notizie intelligenti, non ricatti o estorsioni". Prosegue con un po' di dietrologia, a partire dagli anni '70: "Ho aperto il primo bar per gay in Italia; e l'ho aperto vicino ad una caserma. Nel mio bar - ricorda - ci veniva gente bella perché lo avevo messo su tutte le guide gay internazionali e, infatti, arrivava di tutto e di più".

Infine, un accenno alla detenzione: "Nel 1989 sono stato tre mesi in carcere per l'inchiesta La cocaina dei vip, nella quale io non c'entravo niente, erano coinvolte molte persone che frequentavano casa mia, ma l'unica persona che ha pagato sono stato io. La cosa che mi ha fatto più male è che mio padre si vergognava e mi ricordo che la prima volta che e' venuto a trovarmi in carcere si è sentito male".


Ultimo aggiornamento ore 10:35

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