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2/2/2007

Farmacie, liberalizzare gli orari

Lo chiede l'Antitrust al governo

Liberalizzare nelle farmacie orari, turni e ferie, che attualmente sono materia di regolamentazione regionale. Lo ha chiesto l'Autorità garante della concorrenza al governo, ai presidenti di Camera e Senato e alle Regioni. L'obiettivo è favorire i consumatori e offrire ai farmacisti le armi per fronteggiare la concorrenza degli altri canali distributivi, insomma la stessa libertà gestionale della distribuzione commerciale.

Nel dettaglio secondo l'Autorità occorre:
1) eliminare il limite di ore massime per l'apertura giornaliera o settimanale, estendendo la facoltà di apertura degli esercizi al di là degli orari minimi previsti dalla normativa;
2) eliminare i giorni di chiusura obbligatoria domenicale, festiva e infrasettimanale;
3) eliminare il limite minimo di ferie annuali;
4) eliminare l'imposizione di obblighi di uniformità negli orari di apertura.

Nella segnalazione l'Autorità ricorda di avere in più occasioni "espresso l'auspicio di una regolamentazione dell'attività delle farmacie a livello regionale maggiormente improntata alla promozione della concorrenza.

Per il Garante, "se appaiono giustificati orari e turni minimi di vendita, perchè finalizzati ad assicurare l'obiettivo di interesse pubblico della piena reperibilità dei farmaci, i vincoli che impediscono ai farmacisti di prestare i propri servizi oltre gli orari e i turni minimi appaiono restringere ingiustificatamente la concorrenza tra farmacie, impedendo l'ampliamento dell'offerta a beneficio dei consumatori".

"La rimozione dei vincoli - prosegue l'Antitrust - è ancor più necessaria alla luce del decreto Bersani che ha introdotto la possibilità di vendita dei farmaci senza obbligo di prescrizione da parte di esercizi commerciali diversi dalle farmacie. Numerosi titolari di farmacia hanno infatti avvertito la necessità di disporre di maggiore libertà nelle proprie scelte commerciali, anche in termini di orari di apertura, turni, ferie, ecc., come testimoniato da numerose sollecitazioni pervenute all Autorità".

"I vincoli segnalati - si legge ancora nella nota - risultano in effetti discriminatori, visto che impediscono alle farmacie di operare 'ad armi pari' rispetto ai nuovi operatori autorizzati dal decreto Bersani: nel nuovo quadro regolamentare, i limiti massimi all'apertura delle farmacie rischiano in sostanza di mettere in discussione la permanenza sul mercato degli esercizi farmaceutici maggiormente soggetti alla concorrenza nascente e, quindi, la stessa capillarità della rete delle farmacie.
L'Autorità segnala infine gli aspetti problematici delle previsioni regionali che riconoscono competenze agli organismi rappresentativi dei farmacisti nella definizione dei limiti massimi di apertura al pubblico delle farmacie e delle relative deroghe. Se a decidere sono gli stessi rappresentanti dei farmacisti c'è il rischio che si tenda ad uniformare l'attività degli associati limitando le loro autonome iniziative imprenditoriali".