I PIU'CERCATI
Galeotta fu l'estate
Regole per rimorchiare in spiaggia
Lei, lui, il sole, una spiaggia. Gli ingredienti ci sono già tutti e il tormentone di migliaia di single si ripresenta puntuale anche quest'anno. Come rimorchiare sotto il solleone? Perchè, se è la primavera la stagione dei corteggiamenti, l'estate è sicuramente la stagione dell'amore, dei flirt e delle storie "da una notte e via". L’uomo si sente più "galletto" e la donna civetta con più leggerezza. Sarà per l’allungarsi delle giornate, che porta a fare spesso le ore piccole e quindi aumenta le occasioni di fare incontri sociali rendendo tutti più estroversi e socievoli. Sarà perchè estate è sinonimo di caldo, una condizione che rende potenzialmente più eccitabili, o perché la bella stagione ci spinge a indossare abiti più succinti e ad esporre maggiormente il nostro corpo.

Quel che conta è che per molti che cos'è una vacanza senza un flirt? "Cuccare" non è però sempre così semplice come sembra. Si tratta di un "gioco" con molti rischi, che come tutti i giochi ha regole da rispettare. David Givens, noto antropologo americano, ne ha individuate alcune: in un approccio, il primo passo è farsi notare; il secondo, dimostrarsi innocui; il terzo, esaltare le caratteristiche del proprio genere sessuale e l’ultimo, il più impervio, suscitare il desiderio di andare avanti!
Donne e uomini però hanno modalità differenti d'approccio.
Di solito è sempre lei a dare il "fischio d'inizio", a scegliere la preda e a decidere come condurre il gioco. Dalla sua c'è uno scaltro utilizzo del linguaggio del corpo. Esaltando le caratteristiche femminili, mostrando curve e sinuosità o anche assumendo semplicemente delle posture adeguate, lei riesce ad essere irresistibile. Appoggiata al bancone del bar, su una sdraio, in posizione da famme fatale, lancia occhiate di sottecchi ai maschi presenti, finge di essere distratta da qualcosa, non mancando di lanciare brevi e frequenti occhiate verso il prescelto. Altri segnali del suo interesse sono il passarsi la lingua sulle labbra, lisciarsi i capelli con una mano, accarezzarsi la parte anteriore del collo o la spalla. Le statistiche hanno messo in evidenza che chi è “puntato” in questo modo buona parte delle volte “casca nella rete” dopo poco, e fa una battuta non appena il suo sguardo e quello di lei si incrociano. E' il "pass" per attaccare bottone.
Non importa come lui esordisce, anche battute scontate o banali sono bene accette. Se lei ricambia si può tentare un po' più di intraprendenza, come avvicinare le sdraio o gli asciugamani da spiaggai. A quel punto le cose hanno già preso una buona piega. Da questo momento prende il via un fitto scambio di messaggi non verbali intesi a fare colpo, a sedurre e a indurre l’altro a svelarsi e manifestare sempre più palesemente le sue intenzioni. Potranno seguire fasi come bere qualcosa insieme, una passeggiata sul bagnasciuga, qualche domanda "ben piazzata" per verificare la disponibilità di lui e poi il più delle volte il gioco è fatto.

Le cose non vanno sempre così bene se invece è lui a fare il primo passo. Che comincia di solito con il farsi notare per battere in tempo la concorrenza. Se la donna che segnala la sua disponibilità a flirtare però attira quasi sempre l’attenzione e provoca interesse nell’uomo, lo stesso non succede per il maschio, che in genere non suscita facili entusiasmi. Che fare? Certo tutto tranne che starsene lì a insistere sempre con la stessa "preda". La strategia allora è muoversi e spostare l'accampamento, più ci si muove, più aumentano statisticamente le probabilità di trovarne una preda che si mostri interessata. Naturalmente attenzione a non puntare sulla "più bella del reame". La ricerca è davvero la fase più difficile per lui, quindi l'ideale è farsi scegliere, puntare sulla lei che ha lanciato qualche segnale, anche se non corrisponde proprio alla donna ideale.
Per tutti c'è però da ricordare che solo il 5% delle storie nate in vacanza ha l'happy end. Quindi niente illusioni. E se proprio non si riesce a considerarle storielle da "una notte e via" allora la regola è questa. Partendo dal presupposto che non ci si deve negare niente di ciò che piace, è necessario convincersi anche del fatto che le vacanze non sono lo specchio della realtà, ma un ritaglio particolare dell'esistenza. Quindi l'imperativo è godersi le ferie, senza pretendere che possano cambiare la vita. Ricordiamo che la vita, quella vera, è in città con la casa, l'ufficio, la famiglia, le beghe di tutti i giorni. Prima o poi, ci sarà anche il principe azzurro o la principessa.
