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15/1/2007

Nuovo farmaco contro l’epilessia

Valido in casi resistenti ad altre cure

A partire da lunedì 15 gennaio è disponibile anche in Italia un nuovo medicinale contro l’epilessia, in grado di agire anche nei pazienti refrattari ad altri trattamenti. Il nuovo farmaco è a base di zonisamide, principio attivo presentato al Congresso di San Diego dell' American Epilepsy Society.

Come riferisce una nota, la nuova molecola è stata testata a livello internazionale e utilizzata in circa 1 milione di soggetti ''assicurando miglioramenti significativi in una grande varietà di crisi e di sindromi epilettiche nei pazienti di tutte le età: può essere somministrata sia in monoterapia che in associazione ad altri anti-epilettici''.

L'epilessia è una malattia che colpisce circa 50 milioni di soggetti al mondo; attualmente in Italia ne soffrono circa 500.000 persone, soprattutto bambini e persone di oltre 60 anni. E' una sindrome caratterizzata dalla ripetizione apparentemente spontanea di crisi dovute ad una iperattività delle cellule nervose. All'origine degli attacchi c'è una sorta di “scarica elettrica” esagerata, che invade i circuiti complessi costituiti dai neuroni e dalle relative ramificazioni. Le crisi epilettiche possono alterare in modo importante sia la vita dei pazienti sia quella dei loro familiari e interferiscono pesantemente sia con la vita loro sociale che con le loro attività quotidiane. La terapia farmacologica si basa su medicinali che, attraverso differenti meccanismi d'azione, ostacolano la generazione delle scariche elettriche spontanee.

Con le terapie attualmente disponibili si riesce a mantenere un controllo soddisfacente delle crisi nel 70% circa dei soggetti; il restante 30% risulta refrattario alla terapia, con forti ripercussioni sulla qualità della vita. Per i pazienti resistenti sono quindi indispensabili nuovi trattamenti volti a controllare la patologia. In casi estremi, infatti, quando sono state somministrate al paziente tutte le alternative farmacologiche fino alle dosi massime tollerate e nessuna ha prodotto l'effetto sperato, si aprono scenari clinici invasivi, per cui il malato può essere sottoposto a presidi terapeutici rischiosi come la stimolazione del nervo vago e, come estrema ratio, alla chirurgia. Da qui l'importanza di avere a disposizione un nuovo farmaco ad hoc. La nuova molecola zonisamide si è dimostrata capace di agire appunto in casi resistenti agli altri trattamenti farmacologici.