Il 27 gennaio 1945, i soldati russi entrarono nel campo di concentramento nazista di Auschwitz abbattendone i cancelli. Quello che trovarono fa parte di uno dei capitoli più orribili della storia dell'umanità. Uomini, donne e bambini ebrei, ma anche zingari, omosessuali, russi, dissidenti... ridotti, da sofferenze e dolori inenarrabili, a fantasmi dalle ossa sporgenti vennero liberati. In effetti altri ebrei, d’Italia e d’Europa, vennero uccisi nelle settimane seguenti. Ma la data della Liberazione di quel campo è stata giudicata più adatta di altre a simboleggiare la Shoah e la sua fine. Ecco perché, dal 2000, quando la legge 211 lo istituì, si celebra proprio il 27 gennaio di ogni anno il Giorno della Memoria dello Shoah.
Per ricordare, per non dimenticare quella follia che investí l'Europa negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Un ricordo ma anche e soprattutto un severo monito affinché una tragedia simile non si ripeta mai piú: la deportazione e lo sterminio di 6 milioni di ebrei e minoranze razziali e sessuali; la deportazione e l’uccisione di 32 mila italiani tra cui gli oppositori antifascisti; le atrocità delle leggi razziali fasciste del 1938 che discriminarono gli ebrei e li avviarono ai campi di sterminio in collaborazione con i nazisti; gli uomini e le donne che presero parte alla lotta di Liberazione, sacrificando la loro vita e giovinezza, perché l’Italia fosse un paese libero, democratico ed antifascista.
Perché si faccia memoria e non accada mai più l’orrore di quanto avvenuto e perché il razzismo, la sopraffazione dei popoli e la guerra siano banditi per sempre dalla Storia, tra eventi, manifestazioni e commemorazioni ufficiali sono sugli scaffali anche tre libri che meritano di essere letti.

De Agostini, con il Patrocinio dell’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, pubblica la prima graphic novel per ragazzi dedicata al tema della Memoria. Un fumetto insomma per ricordare l'Olocausto. Dall'originale olandese è già stato tradotto in tedesco, polacco, ungherese e inglese ed ha già fatto parlare di sé, prima di tutto in Germania, dove è usato nelle scuole come ausilio didattico nell'insegnamento dell'Olocausto ai ragazzi.
S'intitola "La stella di Esther", e porta la tripla firma di Eric Heuvel, Ruud van der Rol, Lies Schippers, per soggetto e sceneggiatura, mentre i disegni sono di Eric Heuvel.
Il libro si apre con il ricordo di Esther, una giovane ebrea tedesca costretta a lasciare la Germania per l’Olanda e, quindi, a separarsi dalla famiglia per evitare il campo di concentramento. La storia, inventata ma plausibile, si svolge ai giorni nostri quando Esther, ora nonna, ritorna in Europa per ritrovare Helena, la coetanea con cui aveva stretto amicizia nei suoi anni trascorsi in Olanda, e per rimettersi sulle tracce del proprio passato doloroso. Con l’aiuto di suo nipote David e di Jeroen, il nipote di Helena, Esther ritrova i rifugi dove aveva trovato scampo alla persecuzione, e ricostruisce la morte dei propri genitori.
Lo stile scelto da Eric Heuvel è quello classico della linea chiara “à la Tintin”, per compensare la durezza dei fatti con la morbidezza del segno. Il libro è dedicato agli adolescenti e ai preadolescenti di oggi, con l’obiettivo di far conoscere loro la storia della persecuzione ebraica, ma anche di offrire spunti di riflessione sul presente e sull’importanza delle proprie scelte. Il New York Times descrive questa graphic novel come “un libro che non parla solo di tedeschi ed ebrei. Parla della vita e delle persone.”
La stella di Esther
Eric Heuvel, Ruud van der Rol, Lies Schippers
Istituto Geografico DeAgostini 2009
Pagine: 64
Prezzo: 12,90
Il secondo libro, dell'Editrice Monti, è invece il primo romanzo storico autobiografico di Nedo Fiano, prigioniero A5405 nel campo di sterminio di Auschwitz, "Il passato ritorna" che porta l'interessante firma di Furio Colombo nella prefazione e quella autorevole di Ferruccio de Bortoli nella presentazione. Nel 1938, a Torino, Ersilia e Gabriele Levi hanno un figlio che chiamano David. In poco tempo la situazione politica precipita.
Decidono di affidare il bambino a una famiglia di Lugano, i Guidi, che crescono il piccolo con amore e dedizione, adottandolo, senza raccontargli la sua vera origine. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Ersilia muore sotto i bombardamenti mentre Gabriele, ebreo, viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz dove verrà assassinato in un
forno crematorio. Anche i coniugi Guidi muoiono. Nel 1993 David riceve la telefonata dell’anziano Alberto Coen, sopravvissuto, che conobbe il padre ad Auschwitz, e che gli rivela la sua vera identità.
David entra in una profonda crisi esistenziale. Si getta alla ricerca delle proprie radici. Ad un certo punto incontra un notaio che aveva preso in custodia una valigia, preparata dai suoi genitori proprio per il figlio. David la ritrova, la apre e…da quel momento la sua vita non sarà più la stessa!
Nedo Fiano nasce a Firenze nel 1925. Nel maggio del 1944 viene deportato nell’orrore della Shoah. Detenuto ad Auschwitz, è liberato l’11 aprile 1945 dalle truppe americane nel campo di Buchenwald dove era stato trasferito dai nazisti in fuga. Da allora per l’Autore inizia il faticoso viaggio di ritorno verso la libertà e la vita. Dopo anni di trasmissione orale della Shoah, ha scelto di raccontare per la prima volta nel libro A5405, Il coraggio di vivere la sua esperienza che lo ha fatto giungere fino alla soglia dell’inferno. Risiede a Milano da oltre cinquant’anni. Nel 1968 si è laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Moderne dell’Università Bocconi. Ha fondato uno Studio per la consulenza aziendale. Svolge un’intensa attività di conferenze sull’Olocausto. È stato consulente storico di Roberto Benigni per il film La vita è bella premiato nel
1999 con tre Premi Oscar. Il 7 dicembre 2008 la Città di Milano gli ha conferito l’Ambrogino d’Oro.
Il passato ritorna
Nedo Fiano
Editrice Monti
pp. 192 - € 16,00

Infine un libro edito dalla Mursia, "Il libro dei deportati. I deportati politici 1943-45", una monumentale opera che in 2.554 pagine raccoglie i nomi, i dati anagrafici, le storie di 23.826 italiani (22.204 uomini e 1.514 donne) che furono deportati nei lager nazisti per motivi politici. Di questi 10.129 non tornarono.
Il libro è il risultato di una ricerca promossa dall'Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati; per sei anni, sotto la direzione di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, i ricercatori del Dipartimento di Storia dell'Università di Torino (Francesco Cassata, Giovanna D'Amico, Giovanni Villari) hanno lavorato sugli archivi ufficiali dei campi di concentramento, dei ministeri dell'Interno di Austria e Germania e della Croce Rossa incrociando le informazioni con gli elenchi dei deportati che in questi decenni sono stati ricostruiti e conservati sia da singoli deportati e dalle loro associazioni, sia da istituti storici locali.
Un lavoro metodico e puntuale, sostenuto dal contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e dall'Assessorato Cultura della Regione Piemonte, che ha consentito di realizzare non solo il primo elenco sistematico dei deportati politici ma anche uno studio statistico sull'universo concentrazionario e sulle dinamiche che lo governavano.
Nell'appendice statistica di 200 pagine che chiude il volume sono raccolte le cifre della tragedia. Il primo dato che emerge è che nessuna regione italiana è stata risparmiata; le città più colpite sono quelle del Nord: 1.306 deportati di Udine; 1.304 i triestini; 1.287 i goriziani; 1.042 i milanesi; 493 i torinesi; ma c'erano anche palermitani (186), cagliaritani (2), napoletani (481).
Antifascisti della prima ora, partigiani, prigionieri di guerra ma anche criminali abituali detenuti nelle carceri italiane e consegnati dalla Repubblica di Salò ai tedeschi, asociali, politici ebrei, lavoratori civili emigrati in Germania, cattolici: per ciascuna di queste categorie nei campi di sterminio c'era una sigla di identificazione. 11.432 furono designati come 'Schutzhaftling' (deportati per motivi di sicurezza), 3.723 come 'Politisch' (in buona parte già presenti nel Casellario politico centrale dell'Italia fascista), 801 erano AZR, abbreviazione di "Arbeitszwang Reich", ovvero 'asociali', categoria di solito attribuita ai criminali comuni e in alcuni casi a soldati imprigionati dopo l'8 settembre. Kfg, "Kriegsgefangene" erano i prigionieri di guerra; BV, "Berufsverbrecher", criminali comuni; altri ZA, "Zivilarbeit", lavoratori civili; "Geistlicher", religiosi; "Pol Jude" o "Schutz Jude" erano gli ebrei considerati anche oppositori politici.
Diversa la classificazione ma uguale il destino: schiavi del Terzo Reich, manodopera per le esigenze della macchina bellica di Hitler. Le morti furono, sul totale, 10.129, una percentuale vicina al 50%, che arrivò al 55% nel lager di Mauthausen. Fu tuttavia Dachau, con 9.311 persone, il luogo con il maggior numero di deportati politici; a seguire, Mauthausen con 6.615, Buchenwald con 2.123, Flossenburg con 1.798, Auschwitz con 847 e via via gli altri campi. Dall'incrocio dei dati, balza evidente il fatto che oltre il 25% dei deportati fu catturato in operazioni di rastrellamento: in 716 di queste - di cui si conosce la composizione dei reparti - ben 224 (il 31,3%) furono condotte unità militari o di polizia di Salò.
Il libro sui deportati politici - nato dalla volontà di due ex deportati, Bruno Vasari, sopravvissuto a Mauthausen e per anni presidente dell'Aned di Torino, che ha ideato il progetto di ricerca e da Italo Tibaldi che come responsabile della "Sezione ricerche" dell'Aned ha promosso il censimento dei deportati e la predisposizione del primo archivio - prosegue il lavoro che Mursia ha iniziato con Il libro della Memoria di Liliana Picciotto, l'elenco con dati biografici di 8000 ebrei deportati dall'Italia e dal Dodecaneso.
