TGCOM

Magazine

Tutte le ultim'ora

7/7/2009

Leonor Fini L'Italienne de Paris

Inaugurata a Trieste, Museo Revoltella

"oh cara Leonor
mio bel gufo incantato
dove ti posi
l'aria diventa oro"

Elsa Morante

Pensata per il centenario della nascita, in realtà per una serie di motivi tra cui la difficile reperibilità delle opere, Trieste rende oggi all'Italienne de Paris (1907-1986) il giusto omaggio, con una splendida mostra su tre piani al Museo Revoltella di Trieste, per iniziativa dello stesso Museo e dell'Assessorato alla Cultura del Comune, dal 4 luglio al 18 ottobre, ben 150 opere di Leonor Fini, molte provenienti da musei e collezioni internazionali. La mostra è curata da Maria Masau Dan, Direttore del Revoltella, con la collaborazione di studiosi ed esperti italiani e francesi.

Mancava una mostra italiana da quella del 1983 al Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Ora questo vuoto viene colmato. Da allora era sceso un’inspiegabile silenzio, nonostante soprattutto in America e in Francia e in altri paesi europei (Svizzera, Lussemburgo…), le quotazioni continuassero a salire. In Italia poche opere nei musei e i collezionisti privati le sue le conservano gelosamente.

La chiamavano "splendida diavolessa", per Marx Ernst era "la Furia italiana di Parigi", per Picasso la donna preferita, turbò anche Salvador Dalì, Man Ray, Alberto Giacometti, René Magritte, Paul Eluard, George Bataille, Henri Cartier-Bresson e André Pieyre de Mandiargues. Alla "sacerdotessa nera" Gabriel Poumerand dedicò un film: "Leggenda crudele".

Nasce a Buenos Aires il 30 agosto del 1907. A Trieste Leonor era arrivata piccolissima da Buenos Aires, partatavi dalla madre, borghese mitteleuropea, separata e in fuga dal marito. Un padre misterioso per Leonor che tenterà di rapirla più volte. Peter Webb riporta nella sua monumentale biografia una foto del 1908 che mostra uno yacht chiamato Leonor con la dedica: “ La tua lancia. Vieni a me. Tuo padre ti adora.”
“A casa si parlava italiano, tedesco e francese”.
La madre Malvina Braun Dubich, era triestina con origini tedesche, slave e veneziane.  Nella casa di via Tor Bianca al 26 cresce con una governante tedesca e con i nonni e lo zio Ernesto. Spesso affacciata ad attendere ansiosa il ritorno della madre. Da qui vedeva le barche del Canal Grande il cui tratto della chiesa di Sant Antonio non era ancora coperto.
Però la animava già una melanconia profonda. Un "teatro tragico" lo definì Jean Genet. Dodicenne era affascinata dai morti "sontuosamente vestiti. Poi smisi di osservare i morti, ma continuai sempre ad ammirare la perfezione degli scheletri".
Ama passeggiare per Cittàvecia, affascinata dai quartieri popolari e un po’ decadenti.
Scopre sul molo di Miramare la sfinge, che amava cavalcare. Sfinge che diventerà simbolo di se stessa e immagine ricorrente nella sua pittura.
Il 1917 crea una storia illustrata “Tempo di guerra” e nel ’20 i suoi primi due quadri: “Ma dove?”, frase con cui chiamava il gatto della nonna (“Ma dov’è Cioci”) e “Pittore in erba” autoritratto.
Trieste era allora una città cosmopolita, che vede abitare personaggi chiave della cultura europea, vivissima, animata da James Joyce, Umberto Saba e Italo Svevo, che ritrasse; ma le sue furono anche frequentazioni con gli artisti locali Arturo Nathan e Carlo Sbisà, Giorgio Carmelich.
Passò poi a Milano dove fu allieva di Achille Funi e amica/rivale di Felicita Frai. Dopo una memorabile lite con Margherita Sarfatti, i primi anni '30 la vedono arrivare a Parigi che conquistò, poi NewYork dove, grazie a Peggy Guggenheim, ebbe un’incredibile mostra al MOMA.
Durante la guerra visse a Roma frequentando Alberto Moravia, Federico Fellini, Mario Praz, Fabrizio Clerici, Elsa Morante; sono di questo periodo i celebri ritratti di Alida Valli e di Anna Magnani.
Poi ancora Parigi dove scrive ed illustra i libri dei suoi amici scrittori e poeti; realizza le scenografie per George Balanchine, Albert Camus, Jean Genet e Giorgio Strehler.
Una donna dalle frequentazioni più illuminanti del secolo, nella sua vita ha attraversato la metafisica dechirichiana, il Novecento funiano, il Surrealismo (molto apprezzato negli Stati Uniti), la ritrattistica (i suoi ritratti erano estremamente contesi), l’illustrazione preziosa e tanto amata. Nell’ultimo periodo parigino, dopo aver lavorato anche per il teatro come scenografa e costumista, approda libera alle sue visioni fantastiche ed erotiche, ma comunque velate da melanconia.

Leonor Fini, La serrure, 1966, olio su tela

Artista sempre di grandissimo talento, dotata di una finissima tecnica, sempre comunque libera dai vincoli dei movimenti pur attraversati.
Sicuramente la sua vita di donna fatale, contornata dai suoi diciassette amatissimi gatti, per lei che amava ritrarre la figura maschile quasi asessuata, con le donne–gatto dominanti o sfingi o doppie, non è stata facile. Ella stessa si vedeva come opera d’arte. Amava la teatralità che nella sua casa parigina rivela la stessa precisione e cura che troviamo nei suoi quadri.
Ives Bonnefoy diceva che la sua era una “pittura ai limiti del nostro tempo - un poco alchemica, per la frequentazione di figure misteriose che però purificano lo sguardo" o per dirla con Jean Cocteau di un “soprannaturale che era per lei reale”. Quadri "fatti di vertigine, ... vuoto all’inverso popolato di esseri favolosi, chimerici, ma depurati da ogni cosa pericolosa" per Max Ernst.
Affascinata dalla sua stessa bellezza, nonostante una vitalità illimitata, nonostante le straordinarie frequentazioni mascili da lei affascinate, il suo io era sempre in bilico tra eros e thanatos. Un doppio che l’ha sempre accompagnata assieme al misterioso e contrastante legame con il padre.
Il ricordo che ho di lei, quando nel 1969, venuta per il San Giusto d’Oro, è stata ospite nella nostra villa sul Carso a Gabrovizza (TS) con Marcello Mascherini, è di una donna estremamente affascinante quanto Greta Garbo e intellettualmente vivacissima.
La sua vita si conclude a Parigi, nel 1996

Da segnalare che il pittore Giuseppe Zigaina per i suoi ottant’anni ha donato due importanti opere, appartenute alla collezione di Livio e Alba Fontana, al Museo Revoltella e alla Galleria d'arte moderna di Udine.

Gianni E. A. Marussi

 

Le sezioni della Mostra

Prima sezione

LA GIOVINEZZA A TRIESTE: L’AMBIENTE FAMILIARE E INTELLETTUALE, LA FORMAZIONE, LE AMICIZIE
In questa sezione è documentato, attraverso documenti e immagini, l’ambiente familiare in cui cresce Leonor Fini, a contatto con la borghesia intellettuale degli anni che precedono e seguono la prima guerra mondiale e vedono il passaggio di Trieste dall’Impero asburgico al Regno d’Italia.
Leonor Fini stringe amicizie profonde con gli artisti Arturo Nathan e Carlo Sbisà, frequenta le case di letterati come Italo Svevo e di Umberto Saba. Soprattutto da Nathan attinge un particolare interesse per la metafisica dechirichiana e la rappresentazione del proprio io attraverso visioni fantastiche. Espone accanto a questi artisti nelle prime mostre organizzate a Trieste dal “Sindacato fascista di belle arti”, dal 1928 al 1930. E con loro sarà presente alla mostra organizzata a Milano dalla Galleria Barbaroux nel 1929.
In mostra questa fase è documentata da opere della Fini degli anni 1925-1929, soprattutto ritratti, e opere di Nathan e Sbisà, tra cui il ritratto che questi le dedicò nel 1929. Uno spazio sarà dedicato anche ai rapporti con la pittrice Felicita Frai, amica e rivale. Tra i documenti ci saranno cataloghi di mostre, recensioni e anche alcune lettere di Giorgio Carmelich, geniale artista triestino morto nel ’29 a soli 22 anni.


Seconda sezione

LEONOR FINI A MILANO NEGLI ANNI DI “NOVECENTO”. LA COLLABORAZIONE CON ACHILLE FUNI.
Il contatto con Milano è molto importante per l’affermazione della ventenne pittrice e per la messa a punto dei suoi strumenti linguistici. Con grande determinazione, piuttosto sorprendente in relazione all’età e all’epoca, si trasferisce nel capoluogo lombardo, allora vivace centro di sperimentazione artistica e teatro dell’attività del gruppo dei novecentisti. Stringe amicizia con Achille Funi e inizia a lavorare al suo fianco anche nella realizzazione di importanti pitture murali per la IV Triennale. Assieme a Funi compie alcuni viaggi, a Roma, a Ferrara, a Parigi, dove si stabilisce nei primi anni trenta.
In mostra si intende ricostruire l’ambiente milanese in cui si inserisce la Fini in quell’ultimo scorcio del terzo decennio sia attraverso i suoi lavori (cartoni per affreschi, bozzetti, ecc.) sia con alcune opere dei protagonisti di quella stagione, Funi in primo luogo.

 Terza sezione

“LEONOR ET LES ITALIENS DE PARIS”. I CONTATTI COL SURREALISMO.
Questa parte dell’esposizione cerca di rappresentare la rete di rapporti che la Fini intreccia con gli intellettuali parigini degli anni trenta e in particolare con l’ambiente dei surrealisti. Si cercherà di reperire ogni documento utile per documentare l’influenza esercitata nella sua cultura e nella sua pittura dalla conoscenza di personalità straordinarie come Max Ernst, Paul Eluard, Georges Bataille, Henri Cartier-Bresson, Salvador Dali e André Pieyre de Mandiargues, al quale sarà dedicata una sezione speciale, giacchè il Museo Revoltella possiede il ritratto che nel 1935 gli fece Leonor Fini, opera che è il fulcro di questa parte della mostra.

Quarta sezione

A ROMA DURANTE LA GUERRA (1944-1947)
Nella vita di Leonor Fini c’è una parentesi romana, che va dal 1944 al 1947. Un periodo breve ma intenso durante il quale stringe amicizie che dureranno tutta la vita: tra queste vanno citati artisti come Fabrizio Clerici ma anche i protagonisti della vita letteraria (Elsa Morante, Alberto Moravia), della mondanità e del cinema (Anna Magnani, Alida Valli) ai quali dedica raffinati e ammiratissimi ritratti.

Quinta sezione

LEONOR FINI A PARIGI DAGLI ANNI CINQUANTA IN POI
Dopo la fine della guerra Leonor Fini ritorna a Parigi e vi rimarrà per sempre. Ritrova vecchie amicizie e stringe nuovi legami, lavora intensamente su più fronti, pittura, teatro, illustrazione, incontrando un consenso sempre più ampio da parte della critica ma anche da parte dei collezionisti. La sua pittura, ambigua e misteriosa, si nutre di una straordinaria capacità di vedere oltre le apparenze, di sondare nelle paure umane, di dare forma ai sogni.
Circondata da amici fedeli e frotte di ammiratori Leonor Fini si muove con leggerezza anche nella sfera della mondanità e della moda, portando sempre un tocco di originalità e di follia.
Attraverso una cinquantina di opere eseguite tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta, la sezione dedicata agli anni parigini della Fini vuole seguire i passaggi più interessanti del suo intenso e proficuo lavoro di pittrice e fare capire, nel contempo, la rete di relazioni che intreccia nella capitale francese.
In questa sezione sono inoltre inserite le opere di artisti che le furono vicini: Stanislao Lepri, Enrico Colombotto Rosso, Leonardo Cremonini.

Ultimo aggiornamento ore 16:58

  • Condividi > 
  • Ok Notizie
  • Microsoft Live
  • Delicious
  • Digg
  • Twitter
  • Facebook
  • Google Bookmark
  • Badzu
  • Reddit
  • Technorati
  • Yahoo Bookmark