Franco Gentilini - Nel centenario della nascita
MUSEO DELLA PERMANENTE
“Amo il mio mestiere di pittore e perciò sono fedele alla mia vocazione. Dipingo da quando ero ragazzo e me la sento addosso come un vestito cucito sulla mia pelle. Per quanto riguarda la coerenza della mia pittura, dico che ci giro intorno come un innamorato e anche quando cerco nuovi temi, essi finiscono sempre col diventare variazioni di quell’unico tema che è il rapporto umano tra le cose e le creature” (F. Gentilini, 1981)
In occasione del centenario della nascita del pittore Franco Gentilini (Faenza, 1909 – Roma, 1981), La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano presenta la più importante e completa antologica dedicata all’artista, considerato fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo.
L’esposizione, curata da Maria Teresa Benedetti e che presenta anche un’ampia sezione dedicata alle opere su carta e ai collages, ripercorre l’intero percorso pittorico dell’artista, che si compie sin dall’inizio nel nome della poesia essendo la crescita di Franco Gentilini strettamente legata a figure come Dino Campana, Giuseppe Ungaretti, Raffaele Carrieri, Biagio Marin, Stéphane Mallarmé, Pablo Neruda, Italo Calvino, Vittorio Sereni, Giorgio Baffo, Romeo Lucchese, Alfonso Gatto, Cesare Vivaldi.
Il mondo artistico di Gentilini si forma nel contesto della cultura italiana tra la seconda guerra mondiale e il dopoguerra. L'artista mette a punto la sua nota tecnica fatta di un felice connubio tra pittura e disegno con un fondo preparatorio in sabbia di fiume. Le figure delle sua opera sono le tipiche Cattedrali (a partire da quella siciliana di Monreale), i Battisteri, i muri di città, i giocolieri, i suonatori di strada, le donne caratterizzate da stivaletti con tacchi a rocchetto, le biciclette, i carretti e gli animali. Gentilini è l'artista della joie de vivre, anche se quella gioia è malata dalla perdita di un mondo frantumato dalla guerra e dalla premonizione della nascente società di massa.
Franco Gentilini nacque a Faenza il 4 agosto 1909 e come gran parte dei ragazzi faentini di allora cominciò a dipingere su ceramica. Quindi i primi disegni e i primi dipinti: paesaggi della campagna vicina, piena di olmi verdi, orti e viali d’inverno, e dopo qualche tempo ritratti e bui nudi, tra Giovanni Romagnoli e un Ottocento impressionista.
Gli otto periodi in cui si può dividere la sua pittura iniziano con i precoci esordi faentini - è del 1923 il suo primo dipinto a soli quattordici anni - contrassegnati dal viaggio a Parigi del 1928, e proseguono negli anni Trenta con opere realizzate in autonoma sintonia con le varie declinazioni della Scuola Romana (Giovani in riva al mare, 1934), e la partecipazione a numerosi Premi (primo al Premio Rubicone 1934).
Nel 1930 la XVII Biennale di Venezia ammette un suo dipinto nei saloni espositivi e due anni dopo Gentilini si trasferisce definitivamente a Roma. In questi anni la sua arte passa dalla realizzazione di opere pubbliche commissionate ad opere su cavalletto (ritratti, modelle) oltre a composizioni ispirate alle popolari feste campestri. Ma soprattutto per Franco Gentilini Roma significa l'ambiente letterario e poetico dello storico Caffè Aragno, dove conosce e frequenta artisti e letterati, da Giuseppe Ungaretti a Libero de Libero, da Italo Calvino a Leonardo Sinisgalli, da Corrado Cagli a Renato Mucci, da Enrico Falqui al poète maudit Dino Campana, avviando con loro lunghe collaborazioni nell'illustrazione di testi e poesie.
Gli anni che vanno dal 1933 al 1952, che racchiudono tre distinti periodi artistici, sono caratterizzati dall’intensa esperienza romana, dalla metafisica, ai grandi maestri della pittura del xx secolo come Picasso e Ensor, al caricaturista Honoré Daumier, e ancora Sironi e Carrà. In mostra sono esposti inoltre singolari dipinti del periodo espressionista, realizzati a cavallo degli anni della guerra, testimonianza ironica e grottesca del particolare momento storico, come La camera incantata del 1945 (coll. Camera dei Deputati). Di questi anni i quadri di una Roma stravolta nei suoi ponti, piazze famose arrischiate in perimetri sbilenchi, periferie desolate. Inoltre, alcune originali interpretazioni di paesaggi e monumenti romani, come La Basilica di San Pietro, 1948 (Collezioni Vaticane), L’Esquilino e Suonatori ambulanti dinanzi a S. Maria Maggiore, entrambi del 1950.
Nel ventennio che va dal 1953 al 1972 compaiono i temi fondamentali e più preziosi del suo itinerario creativo: banchetti, celebri cattedrali, nudi femminili, paesaggi, i ponti di New York, nature morte, composizioni con figure, che costituiscono un apporto insostituibile allo sviluppo dell’arte del secolo appena trascorso. Dal Banchetto del 1952, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, alle Cattedrali chiara e scura di Ferrara del 1956, alle Nature morte di suggestione cubista, ai Nudi e Ritratti femminili come Le amiche (1967) della collezione dell’Accademia Nazionale di San Luca di Roma, alle composizioni con grandi figure quali Adamo ed Eva (n. 2), 1972, della Collezione C.S.A.C di Parma.
Dalla metà degli Anni Cinquanta le sue figure e composizioni si trasformano verso l'essenzialità geometrica, assumendo quasi una bidimensionalità piena di effetti cromatici e ritmici del colore. La pittura di Gentilini si aggancia alla tradizione popolare, riabilitando l'aspetto grafico della pittura.
Successivamente si affronta l’importante nucleo riferibile alla personale ricerca materica dell’artista, definito dall’uso di superfici sabbiate e di forme insolitamente sintetiche, che uniscono in modo estroso e fecondo elementi assunti dalle avanguardie storiche a memorie di affreschi e mosaici bizantini e medioevali della terra d’origine.
L’ultimo decennio vede rinascere, insieme ad un cromatismo più libero e acceso, un ritorno sempre inventivo a un linguaggio ispirato a forme più naturalistiche, ancora una volta alla luce di un occhio eccentrico e sorprendente.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira e contenente testi critici di Maria Teresa Benedetti, Claudio Strinati, Elena Pontiggia e Laura Turco Liveri.
MUSEO DELLA PERMANENTE
Via Filippo Turati 34
20121 MILANO
+39 026551445 , +39 026590840 (fax)
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FRANCO GENTILINI
dipinti e disegni
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea
12 novembre 2009- 16 gennaio 2010
Inaugurazione giovedì 12 novembre ore 18-21
Lo Studio Guastalla celebra il centenario della nascita di Franco Gentilini (Faenza 1909 – Roma 1981) con una mostra di circa trenta opere, che si affianca alla grande retrospettiva che il Museo della Permanente di Milano dedica all’artista faentino.
Le opere in mostra presso Studio Guastalla sono cronologicamente comprese tra gli anni quaranta, epoca in cui si definisce lo stile dell’artista, e la fine degli anni settanta, attraversando con alcuni significativi capolavori gli anni cruciali della svolta stilistica dell’artista, collocata intorno alla metà degli anni cinquanta. L’iconografia è quella cara alla vocazione narrativa gentiliniana: le grandi cattedrali, le nature morte, i nudi femminili e i volti di donna, le coppie di innamorati e i banchetti. Perché, come ci ricorda Moravia, Gentilini fu soprattutto un narratore per immagini, il cantore ironico e dissacrante di una realtà grottesca, in cui il rimando al quotidiano, nelle sue forme e nei suoi attributi più comuni, si trasforma in una discreta ma profonda partecipazione alle pene e alle miserie umane.
Teatro di questa rappresentazione è l’Italia dei monumenti e delle chiese, dei pantheon e dei battisteri, delle cattedrali e dei palazzi. I simulacri di un passato glorioso, divenuti oramai simboli vuoti e logori, rivivono grazie alla profanazione del “popolo minuto”; venditori ambulanti, mercanti, pagliacci, ciarlatani, coppie di innamorati, cani e gatti irrompono sulla scena e le donano una nuova luce, la luce del presente e del quotidiano.
Una vitalità stregata pervade ogni cosa. E’ una vitalità immobile, esasperata dalla fissità quasi ossessiva del colore, arido e sabbioso, e delle linee di contorno, nette e definite, ma che le prospettive irregolari e la fuga dei piani inclinati rendono pericolosamente instabile. Così ogni oggetto, intrappolato nel gioco illusionistico del pittore, sembra dover deflagrare da un momento all’altro, per rivelare una natura diversa, una funzione diversa. Arnesi e utensili domestici, integrati nello spazio in maniera solo apparentemente casuale, in realtà regolati da solide simmetrie, danno vita a un linguaggio personalissimo che è quasi una cabala, e diventano nelle mani del Demiurgo, gli strumenti di un’operazione magica.
La città di Gentilinia risuona così degli echi di apparizioni e incontri che sembrano solo sogni; delle voci dei suoi abitanti, persi, anche quando banchettano, in un altrove di cui possiamo solo intuire la consistenza; del misterioso silenzio dei suoi edifici, illuminati nella notte da un sole rosso acceso o accarezzati dai resti di una tavola imbandita, sospesi in atmosfere rarefatte che evocano assenze mai definitive; giganti solitari che sembrano sul punto di accartocciarsi e di inghiottire ombre e frammenti di un mondo perduto.
L’ampia raccolta di opere rievoca l’universo pittorico e umano di un artista libero e originale.
Un catalogo ricco di immagini e testimonianze, è pubblicato dallo Studio Guastalla in occasione della mostra.
Orari: 10-13, 15-19. Chiusi lunedì e festivi
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea
Via Senato, 24
20121 MILANO
Tel/Fax 02 780918 - info@guastalla.com - www.guastalla.com
Ultimo aggiornamento ore 19:41
